RIFORMA RADICALE: MOSTRA

 
 

 

tra cristiani, non condanniamoci a vicenda; ma, se siamo più dotti, cerchiamo di essere anche migliori e più misericordiosi. Poiché è certo che quanto meglio uno conosce la verità, tanto meno è incline a condannare gli altri, come appare chiaro in Cristo e negli apostoli.”

                     Sebastien Castellion Riguardo agli eretici, se essi debbano essere perseguitati ( 1554 )

Peter Brughel Il Vecchio : predicazione di Giovanni Battista
Peter Brughel Il Vecchio : predicazione di Giovanni Battista

 

In occasione del cinquecentenario della Riforma, l’UCEBI mette a disposizione delle chiese una mostra sulla Riforma radicale da allestire nel 2017, preferibilmente in locali pubblici del Comune o in altre strutture che assicurino un’adeguata visibilità.

La mostra sarà formata da 15 pannelli su supporti autoreggenti (come quelli della mostra per i 150 anni della presenza battista in Italia) e sarà stampata in tre copie da affidare in deposito a tre chiese (una al nord, una al centro e una al sud), che dovranno gestirne l’utilizzo.

 

La mostra è facilmente trasportabile in una macchina di medie dimensioni (si tratta di contenitori cilindrici contenenti 15 pannelli arrotolati) e può altrettanto facilmente essere allestita, poiché i pannelli sono autoreggenti e non hanno bisogno di alcun sostegno. Le spese di trasporto e allestimento saranno a carico di ciascuna chiesa.

L’UCEBI, nel gennaio 2017, ha disposto di allegare alla copia cartacea del settimanale Riforma un agile libretto dal titolo “Il Retaggio della Riforma Radicale”.

Nella prefazione a questo libretto – il prof. emerito Emidio Campi – scrive che l’intento del curatore della Mostra, prof. Massimo Rubboli, è di offrire al pubblico un’illustrazione il più possibile rappresentativa del cammino percorso dalla «Riforma radicale» dalle sue prime manifestazioni degli anni venti del XVI secolo ad oggi, per giungere a una rivisitazione storico-politica, teologica e spirituale del suo lascito.

 

Il termine usato, ricalcato dall’inglese «radical reformation», intende designare innanzitutto il fenomeno complesso e meno noto che si è sviluppato accanto alla Riforma cosiddetta magisteriale di Lutero, Zwingli e Calvino, perché sostenuta dai magistrati e dall’autorità politica.

 

Il quadro d’insieme è assai frastagliato: Thomas Müntzer, anabattisti svizzeri, mennoniti, hutteriti, spiritualisti, unitariani, razionalisti evangelici.

 

Oltre a questi riformatori radicali, il termine include i «non conformisti» o «dissenzienti», cioè quei protestanti che non si conformarono alle dottrine e alle pratiche liturgiche della Chiesa d’Inghilterra, come i battisti, i congregazionalisti, i presbiteriani, gli unitariani, i metodisti, i quaccheri, i fratelli di Plymouth, le chiese di Cristo e l’esercito della salvezza.

 

Essi hanno partecipato intensamente al dibattito religioso e culturale del loro tempo, difendendo spesso valori che hanno contribuito in maniera decisiva alla nascita del mondo moderno: il razionalismo, la dignità dell’uomo al di là del suo credo, i diritti umani.

 

Il catalogo evidenzia in particolare il fondamentale contributo dato al superamento dei paradigmi culturali tradizionali riguardo alla libertà religiosa e di coscienza, la separazione tra lo Stato e le chiese, il pacifismo e la non violenza.

( ….)

Detto molto semplicemente, la tesi sostenuta da Rubboli è che la Riforma costituì bensì una svolta epocale nella storia moderna, ma non fu un evento legato sostanzialmente alla persona e all’opera di Lutero, bensì il risultato di un lungo processo storico, le cui sue radici affondano nei moti di rinnovamento religioso iniziati nel XII secolo.

Tale svolta seguì percorsi diversi nella corrente “riformata” del protestantesimo, parallela ma non identica a quella luterana, e si prolungò nelle rivoluzioni calviniste del Cinquecento, nella rivoluzione puritana inglese del secolo XVII e nella fondazione della “Nuova Inghilterra” americana.

 

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