CHIESE BATTISTE IN EUROPA: IDENTITÀ IN MOVIMENTO

Relazione presentata, dal Dott. Nigel G. Wright. sabato 7 aprile 2018 al Convegno “Identità battista in movimento”

il Dott. Nigel G. Wright durante il Convegno sull'Identità battista in movimento. Foto Pietro Romeo
il Dott. Nigel G. Wright durante il Convegno sull'Identità battista in movimento. Foto Pietro Romeo

 

Abstract:

  i battisti sono cristiani evangelici che si distinguono in primo luogo per il fatto di amministrare il battesimo solo ad adulti convertiti.

 In secondo luogo perché valorizzano la libertà data da Cristo ai suoi discepoli: una libertà finalizzata ad un nuovo tipo di vita ( una vita restaurata in cui, guariti dal passato, si è in grado di diventare dinanzi a Dio ciò che Dio intende che noi siamo).

  La libertà del credente conduce a una chiesa altrettanto libera ( congregazionalismo delle chiese battiste ).

  In terzo luogo i battisti valorizzano l’obbedienza a Dio rispetto a ogni altra autorità terrena:, da cui discende a livello ecclesiologico la separazione fra chiesa e stato.

  Secondo il dott. Nigel, la struttura ecclesiologica e teologica del battismo è costituita alla sua base da convinzioni fondamentali condivise; all’interno di questa struttura c'è spazio anche per differenze di giudizio coscienzioso. Gli elementi di questa struttura composita sono gerarchicamente i dogmi, le dottrine, le opinioni. È una struttura fragile perché definire ciò che è dogma o dottrina o opinione riposa sul giudizio di ogni singolo credente. E infatti se riduciamo i dogmi a semplici opinioni, distruggiamo la nostra identità; se eleviamo semplici opinioni a dogmi, distruggiamo la nostra unità.

  Da qui il concetto, espresso dal Nigel, della “diversità vincolata”, secondo cui, all'interno di un impegno condiviso e non negoziabile verso le nostre convinzioni essenziali e fondamentali, occorre mantenere anche la libertà di avere distinte coscienze di giudizio e opinione.

 

LE ORIGINI DELLA CHIESA LIBERA

Nel sedicesimo e diciassettesimo secolo sulla scia della Riforma sorsero diversi movimenti che cambiarono il modo di intendere la vita ecclesiastica in Europa. Noi battisti consideriamo tre movimenti in particolare come nostri antenati: gli anabattisti ( che emersero intorno al 1520, prima di tutto in Svizzera), i battisti generali o arminiani ( che ebbero origine tra gli esuli britannici ad Amsterdam nella prima decade del  diciassettesimo secolo ) e i battisti particolari o battisti calvinisti ( la cui comparsa iniziale avvenne a Londra e nella parte meridionale e orientale dell’Inghilterra intorno al 1630 e 1640 ).

 

Oltre a questi tre movimenti, c’erano anche una varietà di gruppi che iniziarono come semplici gruppi di lettura biblica e, arrivati ad abbracciare convinzioni battiste, si identificarono successivamente con i più ampi movimenti battisti.

 

Senza una piena comprensione delle implicazioni delle loro decisioni, questi movimenti abbracciarono niente di meno che un nuovo modo di essere chiesa. L’influenza delle loro decisioni andò poi avanti in maniera significativa a modellare la vita della chiesa non soltanto tra i loro diretti discendenti, che attualmente sono molti, ma persino tra quei movimenti ecclesiastici che inizialmente avevano accolto la loro comparsa con la persecuzione e la discriminazione. 

 

 

Il battesimo dei credenti, simbolo primario.

Il simbolo primario di questo nuovo modo di essere chiesa e la sua rottura con quello che era avvenuto fino a quel momento era la pratica del battesimo dei credenti. Il battesimo dei bambini era fino a quel momento stato praticato in maniera esclusiva per oltre mille anni ed era la via primaria attraverso cui i bambini appena nati venivano introdotti non solo nella chiesa istituzionale ma anche nella società tenuta insieme dall’osservanza religiosa. Morire senza essere battezzati era considerata una prospettiva terrificante e un fallimento nell’essere propriamente incorporato in una società “cristianizzata”.

Nonostante ciò questi “battezzatori” o battisti erano pronti a mettere in gioco la loro reputazione e persino le loro vite per difendere i lori principi.

Nella loro lettura condivisa delle Scritture non trovavano alcun mandato per il battesimo dei bambini. Al contrario, leggevano che il battesimo era accompagnato da un pentimento personale e da una fiducia in Cristo come Signore. Solo sotto queste condizioni, la profondità del significato che il simbolismo biblico di purificazione e morte spirituale e risurrezione richiede veniva rispettata.

 

 

Un nuovo modo di essere chiesa.

Da allora, il battesimo dei credenti è rimasto il segno più evidente di questo nuovo modo di essere chiesa. Eppure, dietro di esso c’è ben più di quello che appare a prima vista. Esso porta con sè profonde convinzioni sulla natura stessa della chiesa di Dio. Ogni chiesa è una comunità consacrata di coloro che per grazia di Dio sono giunti a credere in Cristo e a sperimentare l’opera vivificante dello Spirito ed è caratterizzata dall’autenticità e dal genuino e sincero amore di Dio. La partecipazione alla chiesa di Cristo non è definita dall’identità etnica o dalle disposizioni nazionali, ma trascende tali cose e implica la partecipazione ad un movimento globale e internazionale in cui non c’è né schiavo né libero, né ebreo né gentile, né maschio né femmina. Tutti sono uno in Cristo Gesù.

 

 

DISSENZIENTI E ANTICONFORMISTI

Se posso attingere a scopo illustrativo alla storia del mio Paese, direi che questo nuovo modo di essere chiesa è da considerarsi sia “dissenziente” che “anticonformista”; parole che erano usate prevalentemente per caratterizzare i battisti e alcuni altri movimenti cristiani. Erano dissenzienti perché i battisti avevano una visione diversa dalla chiesa di Stato costituita in Inghilterra, la Chiesa d’Inghilterra. Essi si rifiutavano, in nome della vera obbedienza divina, di sottomettersi ai suoi vescovi, al suo libro di preghiere, alle sue formulazioni dottrinali o ai suoi sacramenti, in particolare il battesimo dei bambini. Perciò erano dissenzienti.

 

Allo stesso modo, erano anticonformisti perché si rifiutavano di conformarsi a tutti i requisiti sopra indicati. I battisti accettavano questi titoli ( cioè dissenzienti e anticonformisti) come distintivi d’onore. Per fedeltà verso Cristo e per il rispetto della coscienza, erano preparati ad essere diversi dalla maggioranza e a sopportare le pene risultanti dalla loro non conformità. Si impegnavano ad essere membri di una minoranza e a non aver paura di esserlo. Dopo tutto, la via di Cristo è stretta e non facile da percorrere.

 

 

Giudizio negativo sulla chiesa cattolica e anche – in parte- sulle chiese della riforma magisteriale.

In sostanza, i battisti erano consapevolmente in disaccordo con la forma di ciò che era diventata la “chiesa” nei precedenti mille anni. Credevano che lo stretto rapporto della chiesa con il potere temporale iniziato nel 312 al tempo di Costantino il Grande, fosse (nel migliore dei casi) un errore e ( nel peggiore) un grossolano tradimento della vera chiesa di Cristo e degli apostoli; e che ha, quindi, introdotto nella chiesa sia la costrizione

 

Che la corruzione ad un livello tale da portare l’istituzione emergente della Chiesa cattolica romana lontana dalle sue radici basate sull’insegnamento di Cristo e degli apostoli e verso la cosiddetta “Cristianizzazione”: la fusione, cioè, delle sovranità religiose e temporali in uno stato religioso unificato. Inoltre, nonostante i “movimenti di prassi battista” fossero rispettosi delle conquiste dei riformatori protestanti, avevano però anche l’opinione che essi fossero “persone a metà strada”. Per arrivare fino in fondo la Riforma avrebbe dovuto eliminare il battesimo dei bambini, la continua dipendenza della chiesa dallo Stato e molto altro ancora. Ai loro occhi essi, cioè i “movimenti di prassi battista” stavano avviando un programma di recupero della volontà di Dio per la chiesa.

 

 

IL LINGUAGGIO DELLA LIBERTÀ

Ora, può anche darsi che gli anabattisti e battisti fossero in errore nella loro analisi della chiesa che essi avevano ereditato e che io abbia presentato solo gli aspetti positivi di questi movimenti tralasciando di toccare qualsiasi loro aspetto negativo. Probabilmente alcune loro idee potrebbero anche essere fortemente contestate. Ma il tempo che ho a disposizione per parlare è poco! Credo comunque fermamente che qualsiasi errore possiamo trovare nel loro pensiero, vi siano comunque più aspetti positivi che negativi quando riflettiamo sulla nostra storia. Credo anche che questi aspetti positivi siano ancora più identificabili quando si usa il linguaggio della "chiesa libera". I battisti sono essenzialmente devoti all'ideale di una "chiesa libera in uno Stato libero".

 

 

I battisti: una chiesa libera.

Fu nel diciannovesimo secolo che questo linguaggio venne adottato, in una certa misura a causa dei movimenti di unificazione dell’Italia. Il suggerimento dello statista italiano Camillo Benso, conte di Cavour, era che un accordo soddisfacente con la Chiesa cattolica romana nella nuova situazione italiana sarebbe stato che essa accettasse di diventare una "libera chiesa in un libero Stato ". In questo modo la chiesa avrebbe potuto mantenere la sua indipendenza dallo Stato e allo stesso tempo rinunciare ai suoi poteri temporali.

 

Nel frattempo i battisti inglesi erano giunti alla convinzione che i termini "dissenzienti" e "anticonformisti" non rendessero giustizia a quello che stavano facendo, dal momento che permetteva loro di essere definiti in base a ciò a cui erano contrari piuttosto che a quello verso cui erano a favore. E dal momento che "Cristo ci ha liberati affinché fossimo liberi" (Galati 5: 1), dire che erano una chiesa libera sembrava una definizione più positiva e appropriata. Infatti, Cristo ci ha liberati e ci ha riuniti in comunità di fede e di discepolato libere, esercitando la libertà di coscienza informata, promuovendo la libertà di fede religiosa e rifiutando di sottomettersi a qualsiasi giogo di schiavitù, sia ecclesiastico che politico. La controparte della chiesa libera, quindi, si trova necessariamente nella visione di uno Stato libero.

 

Credere fermamente nel Vangelo di Gesù Cristo e nella libertà del Vangelo

Quello che voglio proporre oggi è una semplice affermazione che potrebbe guidarci come battisti che sono in cammino per realizzare il potenziale della nostra identità. Questa affermazione è che la nostra identità battista e di “chiese libere” dovrebbe consistere nella reciproca coesistenza e compenetrazione sia dell'anima evangelica che di quella liberale, cioè del credere fermamente nel vangelo di Gesù Cristo e nella libertà del vangelo, la libertà che è in Cristo. E il testo più appropriato per questo è Galati 5: 1: "È per la libertà che Cristo ci ha liberati".

 

Generosità di spirito e di mente.

Notate qui le parole che ho usato: "la coesistenza e la reciproca compenetrazione" delle anime evangelica e liberale, intrecciate in un'identità distinta e benefica. E quando uso la parola "liberale" non intendo l'adesione al tipo di protestantesimo liberale che a volte ha cercato di rovesciare e minare i principi della fede cristiana ortodossa, ma, al contrario, lo uso per indicare una generosità di spirito e di mente, liberale nel senso di voler dare agli altri come Dio ci ha dato. Lo uso per coltivare un atteggiamento di apertura mentale e libera indagine, tenendo al tempo stesso bene in mente le parole di Lesslie Newbigin: "È bello avere una mente aperta, ma non aperta alle due estremità allo stesso tempo". Soprattutto, lo uso per sottolineare il valore e la realtà della libertà in Gesù Cristo e le implicazioni di tale libertà per la nostra vita personale, i nostri impegni ecclesiali e la nostra esistenza sociale.

 

Noi Battisti siamo credenti Protestanti

Quindi la prima metà della mia affermazione è questa: siamo un popolo evangelico, il che significa che noi crediamo e viviamo secondo il vangelo del nostro Signore Gesù Cristo.

 

Prendo atto con soddisfazione del fatto che la parola Evangelica sia parte integrante del nome dell’UCEBI (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia). Essere evangelici significa, prima di tutto, che non siamo Cattolici ma Protestanti. In secondo luogo, vuol dire anche che non siamo unitaristi ma che crediamo in un unico Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Noi Battisti siamo credenti Protestanti. Per questo motivo manteniamo ferme nel nostro credo quelle parole d'ordine della Riforma che ricordiamo come Solo Cristo, Sola Grazia, Sola Fede, Sola Scrittura e Solo a Dio la gloria. Questi temi essenziali sono temi del vangelo. Sulla strada verso il futuro, i battisti non possono assolutamente allontanarsi da questi principi, ma, al contrario, devono esplorare il loro pieno significato. Siamo tenuti insieme da queste verità ed esse costituiscono la nostra identità. Perderle significherebbe perdere la nostra identità, il nostro patrimonio e il nostro futuro. È proprio in queste convinzioni, e nell'amore per Dio che esse ispirano, che troviamo la nostra unità e la nostra vita condivisa.

 

coesistenza e compenetrazione reciproca sia dei principi evangelici che di quelli liberali

La fede evangelica ha quindi forza e convinzione intellettuale ed è anche al tempo stesso vissuta nell’esperienza, include cioè una comunione realizzata con Dio, per grazia, attraverso la fede in Cristo come testimoniato dalle Sacre Scritture. Essendo convinti di questo, convinti non solo in teoria ma nell'esperienza, siamo in grado di convincere anche gli altri. Questo è quello che testimoniamo quando siamo battezzati. Quello che sto cercando di sostenere è che l'identità battista o di “chiesa libera” dovrebbe consistere nella coesistenza e compenetrazione reciproca sia dei principi evangelici che di quelli liberali, cioè della ferma fede nel vangelo di Gesù Cristo e della libertà evangelica, della libertà che c’è in Cristo. Per tornare al nostro testo guida: "Cristo ci ha liberati per essere liberi". E così l'attenzione si rivolge a quella seconda enfasi che si compenetra e coesiste con l’essere evangelici: la dimensione liberale.

 

Cristo ci ha liberati per un nuovo tipo di vita

Il vangelo è un vangelo di liberazione e libertà: Cristo ci ha liberati. Martin Lutero ha proclamato che Cristo ci ha liberati da cinque tirannie che ci tengono prigionieri: il peccato, la colpa, la morte, l’inferno e il diavolo. Cristo li ha sopraffatte nella sua incarnazione, vita, morte, risurrezione e regno celeste. Ma non è solo da questi poteri che Cristo ci ha liberati, ma anche per un nuovo tipo di vita, una vita restaurata in cui, guariti dal passato, siamo in grado di diventare dinanzi a Dio ciò che Dio intende che noi siamo. Servire Cristo è una libertà perfetta, il ripristino di una qualità di vita responsabile, discernente e saggia in cui portiamo luce nel mondo. È davvero per la libertà che Cristo ci ha liberati.

 

I primi battisti declinavano la libertà in riferimento al potere della chiesa cattolica.

Tuttavia queste parole di Paolo sono seguite da un chiaro avvertimento: "Non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù". I primi battisti, e in verità i primi credenti protestanti, presero queste parole sul serio e le interpretarono in una forma particolare, che era il sistema medievale della Chiesa cattolica romana. La Chiesa infatti rivendicava i diritti di monopolio, per essere l'unica potenza religiosa legittima nei territori in cui esercitava il suo potere. Aveva anche una natura monarchica, di dominio esclusivo, con il Papa al vertice di una gerarchia sacerdotale in cui il potere sacro era mediato da potenti vescovi e sacerdoti verso il popolo. Era in grado di agire di concerto con il potere temporale per il reciproco vantaggio di entrambi.

 

Solo in questo contesto totalitario siamo veramente in grado di comprendere la natura della libertà cui i primi battisti e altri protestanti fecero appello.

 

Obbedire solo a Dio.

Facendo eco alle presunte parole di Martin Lutero un secolo prima, la loro confessione era: "La mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio. Qui sto, non posso fare altrimenti”. La loro insistenza era che quando si trattava di scegliere tra l'obbedienza alla chiamata di Dio e l'obbedienza allo Stato o ad un potere religioso monopolistico, non c'era competizione.

 

Avrebbero obbedito a Dio e ne avrebbero pagato le conseguenze. Questo è un allontanamento da qualsiasi visione tirannica della chiesa o dello Stato.

 

Nell'identità battista, i principi evangelici e liberali si compenetrano e coesistono.

La libertà della congregazione locale è un'ulteriore espressione sia della libertà di coscienza che dell'enfasi liberale che è parte integrante dell'identità battista. Proprio come gli individui sono liberi di adorare Dio secondo coscienza senza costrizione da poteri esterni e senza timore di sanzioni per averlo fatto, così è anche per le chiese riunite intorno a Cristo e alla sua Parola, le quali sono libere di interpretare e applicare tale Parola per sé stessi. Ma così facendo, e questo è un punto estremamente importante, agiscono in accordo con l’enfasi evangelica della priorità di Cristo, delle Scritture, della grazia e della fede. Sebbene liberi dalla costrizione esterna, non sono liberi dal vincolo interno della verità come si trova in Gesù, perché è proprio da quella verità che essi traggono la loro libertà in primo luogo. Mi ripeto: nell'identità battista, i principi evangelici e liberali si compenetrano e coesistono. Essi sono strettamente collegati e sono due facce della stessa medaglia.

 

essere una creatura di Dio che vive per lo scopo per il quale è stata creata.

È proprio qui che una vera comprensione cristiana della libertà deve essere distinta dalle nozioni secolari. Per il cristiano, la libertà non è semplicemente la libertà di essere ciò che voglio essere sfidando gli altri. Non è la libertà di creare le mie proprie leggi e la propria moralità e di essere libero da richieste e obblighi morali. Piuttosto è la libertà di perdere la mia anima così da poterla trovare, avere la legge di Dio scritta nel cuore e fare ciò che è giusto non per costrizione, ma perché desidero vivere in questo modo e piacere a Dio. In altre parole, è una libertà essere una creatura di Dio che vive per lo scopo per il quale è stata creata.

 

LA VITA INSIEME

dogmi, dottrine e opinioni

Ci sono chiaramente implicazioni in questa comprensione cristiana per la sfera secolare. Ma lasciate che mi concentri soprattutto sulle implicazioni per la comunità cristiana. All'interno dello spazio creato dalle nostre convinzioni fondamentali condivise, c'è spazio anche per differenze di giudizio coscienzioso. Nella storia del pensiero cristiano si è evoluto un certo tipo di saggezza in base al quale distinguiamo dogmi, dottrine e opinioni.

 

I dogmi sono quelle convinzioni basilari che definiscono la fede cristiana e rinunciare ad essi equivarrebbe ad un allontanarsi dalla fede. I dogmi possono essere intesi come quelli che, generalmente parlando, corrispondono ai credi ecumenici della chiesa e per cui ci si potrebbe ragionevolmente aspettare che vengano abbracciati da tutti i Cristiani.

 

Le dottrine sono formulazioni di credenze che sono importanti, ma per le quali possiamo comunque accettare che vi siano modi diversi di esprimerle o interpretarle. Potremmo, ad esempio, convenire che Cristo è morto per noi e per la nostra salvezza, ma potremmo non essere d'accordo su come esattamente debba essere compresa l’espiazione del peccato in termini pratici.

 

Le opinioni, al contrario, possono variare considerevolmente da una chiesa all'altra e da un credente all'altro. Ed è qui in particolare che possiamo individuare quella libertà generosa, quella liberalità, che confida nella libertà di coscienza e rispetta il diritto di tollerare le differenze tra le comunità di fede. È per questa ragione che, ad esempio, l'Unione Battista della Gran Bretagna afferma sia che "Il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, Dio manifestato nella carne, è l'unica e assoluta autorità in tutte le questioni relative alla fede e alla pratica, come rivelato nelle Sacre Scritture, e [allo stesso tempo] che ogni chiesa ha la libertà, sotto la guida dello Spirito Santo, di interpretare e amministrare le Sue leggi”.

 

La via della “diversità vincolata”

C'è un fragile equilibrio tra l'autorità e la libertà. Se riduciamo i dogmi a semplici opinioni, distruggiamo la nostra identità; se eleviamo semplici opinioni a dogmi, distruggiamo la nostra unità. Esiste una via migliore, che è quella della "diversità vincolata" secondo cui, all'interno di un impegno condiviso e non negoziabile verso le nostre convinzioni essenziali e fondamentali, manteniamo anche la libertà di avere distinte coscienze di giudizio e opinione.

 

Questa è un'identità da celebrare e condividere. Essa richiede il nostro impegno e la nostra determinazione per metterla in pratica.

 

Biografia

Il dott. Nigel G. Wright è preside emerito dello Spurgeon’s College e Ricercatore Senior dello stesso istituto, dove ha ricoperto l’incarico di professore di Dottrina Cristiana dal 1987 al 1995 e di preside dal 2000 al 2013. È membro della Società Storica Reale e dell'Accademia dell’Istruzione Superiore.

 

I suoi ultimi libri sono “Verità che non muore mai” (Lutterworth, 2015. Titolo originale: “Truth that Never Dies”), “Verità Essenziale: Le Convinzioni della Comunità Cristiana” (James Clarke, 2016. Titolo originale: “Vital Truth: The Convictions of the Christian Community”) e, “Come essere un ministro di culto” (BRF, 2018. Titolo originale: “How to be a Church Minister”). In questo momento della sua vita sta godendosi una “pensione attiva” nel Cheshire in Inghilterra.

 

Nigel è sposato con Judy. Hanno due figli sposati e tre nipoti, due femmine e un maschio.

 

 

2018-04-18