CONVEGNO BATTISTA

musica e ricerca innologica 

connotano il battismo italiano

 

Stefania Consoli - da Riforma n. 16/2018

 

Un popolo che ha scelto anche la musica per lodare Dio.

Le chiese battiste dibattono di identità in cammino in un contesto pluralista e lo fanno a partire dall’innologia. La ricchezza dei contenuti emersi del Convegno nazionale del 6-8 aprile rischia di disorientare chiunque sia chiamata a offrire un resoconto di queste intense giornate ma un dato incontrovertibile è che il canto e l’attenzione agli inni connotano profondamente e in modo unanime il battismo italiano. La musica è solo uno degli elementi da considerare quando si parla di identità battista ma è di certo attraverso gli inni che i battisti e le battiste si riconoscono come parte di uno stesso popolo che ha scelto e sceglie anche la musica per esprimersi nella lode a Dio, nel dolore, nella speranza e nella consacrazione.

Carlo Lella minsitro del Ministero Musicale
Carlo Lella minsitro del Ministero Musicale
Alberto Annarilli conduce attraverso la storia dell'innologia
Alberto Annarilli conduce attraverso la storia dell'innologia

Il Convegno aperto riflettendo sulla relazione fra teologia e musica ….

E infatti il Convegno si è aperto con un percorso sull’identità battista attraverso i suoi inni più rappresentativi, quegli inni cioè che ognuno e ognuna di noi ha cantato alla scuola domenicale, agli incontri della Federazione giovanile e nei momenti più pregnanti della nostra vita di credenti nelle rispettive comunità. Inni quali La Parola antica, Non c’è Dio grande come te, e contributi più recenti quali Splendi Gesù e nuove composizioni quali Il mio prossimo, tutti raccolti nel nuovo innario Celebriamo il Risorto (ed. Claudiana). Nella serata di apertura Carlo Lella, responsabile del Ministero musicale, e la pastora Helene Fontana del Dipartimento di Teologia, con la collaborazione di Alberto Annarilli e Pina Mola, ci hanno guidato in una riflessione sulla relazione tra teologia e musica e sull’importanza di una ricerca innologica continua e attenta.

Hethel Fontana legge la storia dell'innologia battista
Hethel Fontana legge la storia dell'innologia battista

Gli inni formano la nostra vita spirituale e la nostra fede.

Alcuni sostengono che, dopo la Bibbia, l’Innario sia il libro che maggiormente accompagna e connota la vita di ogni comunità e aggiungerei anche del singolo e della singola credente. Spesso più delle parole di un sermone sono proprio le strofe degli inni che rimangono impresse nelle nostre menti, ci ritroviamo a sussurrarle o canticchiarle quando cerchiamo conforto o a emozionarci quando le cantiamo in coro insieme alla comunità perché ci danno misura che non siamo soli ma siamo parte di un’intera comunità che ricerca la consacrazione.

Non solo. Gli inni predicano, è stato detto, e non possiamo limitarci a dire che siamo noi a creare gli inni o a forgiare parole in musica perché gli stessi inni formano la nostra vita spirituale e la nostra fede.

 

E IL MINISTERO MUSICALE HA MOSTRATO IN QUESTI ANNI DI AVERE CONSAPEVOLEZZA DEL GRANDE POTENZIALE RIVESTITO DALL’INNOLOGIA e della responsabilità di maneggiare un patrimonio fatto prima di tutto di testimonianza di fede da parte di coloro che sono venuti prima di noi. Prima di proporre un inno è necessario prestare una grande attenzione ai suoi contenuti teologici, al contesto comunitario e al momento liturgico nel quale esso si inserisce. Per questo è fondamentale poter attingere da un repertorio vasto, vario ma anche sapientemente selezionato, capace di cogliere il legame di fede che unisce le diverse tradizioni cristiane dalle quali anche noi battisti attingiamo.

I tre percorsi dell’innologia

Oggi il Ministero musicale prende atto che nella vita delle nostre comunità ci troviamo di fronte a due percorsi innologici: quello della tradizione e degli inni cosiddetti storici e quello degli inni contemporanei.

A questi due percorsi, che talora si intrecciano e altre volte si scontrano, si è pensato di affiancare una terza via e cioè scoprire le composizioni inedite delle sorelle e dei fratelli delle nostre chiese e valorizzare il patrimonio innologico delle nostre scuole domenicali. In particolare l’idea è quella di richiamarsi e di approfondire la produzione innologica di William Batchelder Bradbury, un compositore battista morto nel 1868 che si è concentrato sull’educare alla musica, attraverso gli inni, dei bambini e delle bambine e ha prodotto un patrimonio innologico che ha risvegliato le chiese del suo tempo e che ha influenzato, nelle modalità di composizione, la musica e l’innologia successive fino alla contemporaneità. Nei tre giorni del Convegno, la musica, il canto e l liturgia hanno rivestito un ruolo prezioso, spazio liberatorio e di preghiera tra la ricchezza di contenuti e l’impegno, talora sofferto proprio perché sentito, del dibattito.

 

La serata di apertura, i momenti liturgici del venerdì sera e del sabato mattina, la liturgia del culto domenicale, sono stati affidati alla Nuova scuola Asaf, dunque a sorelle e fratelli che si stanno formando alla riflessione teologica e musicale.

Pina Mola ha condotto, insieme a Carlo Lella, Alberto Annarilli, Hethel Fontana l'Introduzione all'Identità Battista mediante i sui Inni più rappresentativi. ( foto Silvio Consoli ) ( Roma 6 Apr 2018 )
Pina Mola ha condotto, insieme a Carlo Lella, Alberto Annarilli, Hethel Fontana l'Introduzione all'Identità Battista mediante i sui Inni più rappresentativi. ( foto Silvio Consoli ) ( Roma 6 Apr 2018 )

 

Negro spirituals e Gospel parlano per noi

E come non ricordare, nella serata del sabato, il concerto in memoria di Martin L. King a cura del Ministero musicale, voce di Alberto Annarilli e, al piano, il maestro Francesco Iannitti. Negro spirituals e Gospel parlano per noi, e proprio come vorremmo saper parlar noi, di una fede attraverso la quale le sofferenze esistenziali e le ingiustizie sociali divengono resistenza e certezza nella liberazione. Al di là di tutto, al di là della complessità del passato e del presente, al di là della fatica del dialogo, oggi prendiamo atto che questi nostri padri e madri nella fede hanno confessato la fiducia in un Dio che rinnova i cuori e modifica l’esistente, un Dio che ci chiama alla lotta nonviolenta ma determinata in nome dell’amore. E che lo hanno fatto anche cantando, cantando sopra di tutto la grazia incommensurabile che abbiamo ricevuto, Amazing grace, how sweet the sound. E allora ecco che in ciò ci riconosciamo battiste e battisti e giungo a chiedermi se, anche fosse solo in questo, non sarebbe già abbastanza.