FESTA DELLA LIBERTÀ - 2020

 

Domenica 16 febbraio le comunità battista e valdese di Catania hanno ricordato l’evento del 17 febbraio 1848 – quando il re Carlo Alberto di Savoia concesse ( lettere patenti ) i diritti civili ai cittadini di religione valdese.

Analoga concessione fu fatta ai cittadini di religione ebraica qualche giorno dopo.

Da alcuni decenni la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) invita ad osservare questa ricorrenza come “Festa della Libertà”: «la libertà di tutti e non solo degli evangelici. Una festa per ribadire la necessità di superare le normative di epoca fascista sui “culti ammessi” e di approvare finalmente – a distanza di 51 anni dalla promulgazione della Costituzione repubblicana – una legge quadro sulla libertà religiosa, che garantisca i diritti di tutte le confessioni religiose, comprese quelle che non hanno sottoscritto un’Intesa con lo Stato».

Dopo il culto mattutino – celebrato nel tempio di via Naumachia 18/B - le due comunità si sono raccolte nell’ampio salone / biblioteca per svolgere le attività programmate per questo evento: un’agape sorerna/fraterna e la visione del film “La bicicletta verde”.

La visione del film è stata preceduta da un’introduzione da parte del fr. Ernesto Barnobi nel corso della quale si è spiegato e ricordato la genesi della festa del 17 febbraio e la sua attualità nei nostri giorni.

Intorno alle 16 tutti/tutte - conclusasi la proiezione del film - si sono spostati nell’adiacente cortile per svolgere l’ultima parte del programma: accensione del falò e vin brulé.

 

Così tutte/tutti vicini/e al bel falò ardente, riscaldati dalle sue fiamme , hanno cantato il “giuro di Sibaud”.

 

manichino con abiti tipici delle valli valdesi
manichino con abiti tipici delle valli valdesi

Sibaud è una borgata dell'alta Val Pellice, dove i 900 valdesi tornati dall'esilio in Svizzera con una lunga marcia fra i monti, giurarono fedeltà anzitutto a Dio, poi reciproca ubbidienza e lealtà fra soldati e ufficiali. Il testo è forse un po' enfatico, la musica senz'altro romanticamente espressiva. L'inno è assai caro a tutti i valdesi che lo cantano, dopo due secoli, con ardore.

Infatti nel 1686 i valdesi, che risiedevano nelle Valli delle Alpi Cozie dal XIV secolo, subirono un grave sterminio e la deportazione totale oltre il confine italiano. Solo dopo tre anni, nel 1689, con un piccolo esercito ( sfuggendo miracolosamente agli eserciti di Re Sole ) riuscirono a riprendere possesso delle loro Valli, dove i loro antenati avevano vissuto e dove erano anche morti a causa della loro fede.

Nel 1689 i Valdesi stringono tra loro un patto, il Patto di Sibaud, appunto da cui verrà scritto anche l’inno, che così si esprimeva

 

«Noi giuriamo e promettiamo al cospetto dell'Iddio vivente,

di mantenere tra noi l’unione e l’ordine,

di non disunirci finché Dio ci conserverà in vita,

promettiamo fedeltà fino all'ultima goccia del nostro sangue».

vin brulè preparato secondo la tipica ricetta delle valli valdesi
vin brulè preparato secondo la tipica ricetta delle valli valdesi

 

Testo Silvio Consoli  – img dell’autore.