Organizzazione Mondiale della Sanità

 

In questo periodo di Covid 19 l’OMS è nell’occhio del ciclone. Ha subito varie accuse: ossequio alla Cina; comunicati contradditori; asservimento alle lobby del farmaco e alla fondazione di Bill Gates; ecc.

Buoni motivi per comprendere meglio cosa sia questa organizzazione internazionale.

Le note che seguono sono tratte da una trasmissione di radio 3 “wikiradio” del 7 aprile 2020.

 

Introduzione.

La Giornata Mondiale della Salute che ricorre il 7 aprile – celebra il 7 aprile del 1948, il giorno in cui si avviò una istituzione molto importante nella vita di tutti noi: l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La firma dello storico trattato concluse un processo diplomatico che era cominciato a S. Francisco alla Conferenza dell’ONU sulle Istituzioni Internazionali, tra aprile e maggio del 1945.

Per quanto possa sembrare curioso, dopo la guerra la comunità internazionale non aveva progettato di costituire un'organizzazione nel campo della salute. La devastazione prodotta dal secondo conflitto mondiale aveva spinto i governi verso un approccio che potremmo definire di emergenza. E così la gran parte del lavoro sanitario era stato affidato all’Unicef – che era già attiva dal 1946 – e all’amministrazione dell’ONU per il soccorso e la riabilitazione – operativa dal 1943.

La circostanza suscito immediatamente le reazioni di Cina e Brasile; facendo leva sulla nozione, molto semplice ma anche molto potente, che la medicina è una delle colonne della Pace i due paesi, non solo evidenziarono la mancanza di uno strumento adeguato per la cooperazione sanitaria fra gli stati ma, chiesero anche la convocazione di una conferenza generale per la costituzione di una nuova entità sanitaria internazionale. La proposta fu accolta all’unanimità.

 

Il bisogno in effetti era reale: il mondo si era già cimentato a cavallo tra le due guerre con sfide sanitarie insoffribili, basta ricordare la grande influenza ( la spagnola ) che aveva ucciso 25 milioni di persone. Il secondo conflitto mondiale aveva solo esasperato quelle sfide, soprattutto con l’epilogo traumatico della bomba nucleare si Hiroshima e Nagasaki.

Il Comitato Tecnico incaricato di preparare la conferenza fu costituito da 16 esperti e presieduto da un medico coraggioso, il belga René Sand : alla sua visione e alla leadership che seppe mettere in campo nei due anni di negoziati si devono oggi molti dei tratti innovativi dell’OMS.

Il nome, prima di tutto. La denominazione “mondiale” riflette la visione di una istituzione chiamata a gestire problemi globali, problemi la cui soluzione va oltre le prospettive e i limiti dei singoli stati nazionali.

 

E poi la definizione di “salute”. Per l’OMS la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo l’assenza di malattia o infermità. Una definizione velleitaria e inarrivabile pensarono molti, per altri – invece – un’utopia mobilitante che serviva e serve a dare sostanza all’agenda dei diritti umani che proprio in quegli anni si andava componendo ma che resta ancora oggi disattesa.

 

Purtroppo i venti della guerra fredda presero ben presto a soffiare cosicchè le cause sociali della malattia contenute in quella definizione di salute furono viste con sospetto da quanti confondevano l’obiettivo dell’equità sociale con la diffusione del comunismo.

 

L’ampio respiro politico, però, alla fine prevalse nonostante tutto: la salute di tutte le persone è fondamentale al raggiungimento della Pace e della Sicurezza, e dipende dalla massima cooperazione di individui e Stati si legge nel preambolo della Costituzione dell’OMS; la quale recita anche “un’opinione informata e la cooperazione attiva da parte dell’opinione pubblica sono della massima importanza per il miglioramento della salute di tutte le persone”.

Non fu un caso dunque che all’OMS fosse riconosciuta esplicitamente la possibilità di cooperare con le associazioni della società civile che proprio in quegli anni erano sorte in diversi paesi con lo scopo di lenire le ferite umane e sociali del conflitto. Questa apertura alle forme organizzate della società nel suo insieme fu una novità assoluta, introdotta nella legislazione internazionale nel dopoguerra.

 

70 anni di storia dell’OMS

Una storia di luci e di ombre segna il tracciato di quasi 70 anni dell’OMS. Possiamo suddividere questo percorso in quattro periodi distinti.

Il primo possiamo definirlo di assestamento. L’universalismo che riconosce la salute come uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano incontra sin dal principio non pochi ostacoli. Ciò, però, non impedisce all’OMS di lanciare importanti programmi di sanità globale, per esempio il trattamento massivo della sifilide ( un problema gravissimo allora ), l’eradicazione della malaria e del vaiolo (quest’ultimo che verrà sgominato definitivamente nel 1980, sarà la prima volta nella storia dell’umanità che una malattia sarà debellata su scala mondiale ).

Le malattie della sporcizia ( come il tifo e il colera) vennero allontanate grazie alle nuove misure igieniche; altre ancora ( come il vaiolo ) vennero debellate grazie ai vaccini e alle vaccinazioni di massa che consistono nell’inoculazione nell’organismo umano dell’agente patogeno attenuato che provocando un’infezione lieve permette all’organismo di acquisire un’immunità contro la malattia. È così che è stata sconfitta per sempre una terribile malattia che ha colpito per tanti secoli l’umanità: il vaiolo. Una malattia che nel cinquecento aveva provocato ben sei epidemie: la maggioranza della popolazione colpita moriva e un terzo dei sopravvissuti restava cieco. I suoi sintomi erano febbre alta, freddo, cefalee, nausee e vomiti. Dopo due o quattro giorni la febbre diminuiva ma apparivano delle pustole prima sulla faccia e sugli occhi e poi su tutto il corpo. La mortalità variava dal 20% al 60% delle persone colpite. Era una malattia estremamente contagiosa ma se una persona riusciva a superare la malattia, non si ammalava più. Ci fu allora chi cercò di farsi contagiare da un malato di vaiolo in forma leggera sperando di ammalarsi non gravemente e di risultare poi immune alla malattia. Nel settecento questa usanza si diffuse in Europa e fu chiamata “vaiolazione”. Ma questa pratica aveva due grossi svantaggi era pericolosa per la salute del paziente e per quella dei familiari e conoscenti non immuni che stavano in contatto con lui nel periodo di decorso della malattia.

 

Nelle campagne molti allevatori sapevano che anche le mucche sviluppavano pustole simili a quelle prodotte dal vaiolo umano e i mungitori che toccavano queste pustole si infettavano di una forma lieve di vaiolo, il “vaiolo bovino”, e restavano immuni contro il vaiolo umano.

 

È a questo punto che entra in scena un medico condotto inglese che operava nella Contea di Glouchestershire, si chiamava Edward Jenner. Ed ebbe un’idea che avrà straordinarie ripercussioni sull’umanità. Più che un’idea era una speranza la speranza che il vaiolo delle mucche rendesse immuni dal vaiolo umano. Solo un esperimento poteva confermarla, e Jenner lo fece!

 

Nel 1796 estrasse il siero dalle pustole di una mungitrice che aveva contratto il vaiolo bovino e attraverso due incisioni sul braccio lo inoculò in un bambino di otto anni di nome James Spitz. Il ragazzo contrasse il vaiolo bovino ma dopo sei settimane di convalescenza si riprese perfettamente. Jenner infettò allora il bambino con il virus del vaiolo umano e il bambino non mostrò alcun sintomo della malattia. Era la prova il vaiolo bovino conferiva immunità verso il vaiolo umano. Jenner battezzò questo metodo “vaccinazione” perchè il siero proveniva da una vacca.

 

Jenner comprese subito la potenza del vaccino e predisse che un giorno il vaiolo non avrebbe più minacciato e colpito nessuno. Aveva ragione. Il suo sogno si è avverato: nel 1980 l’OMS ha decretato che il vaiolo era stato debellato in tutto il mondo.

 

Ma le tensioni della guerra fredda interferirono non poco negli assetti dell’Organizzazione, Nel 1949 uscirono dall’OMS, per ragioni di rappresentanza, tutti i paesi del blocco sovietico. Rientrarono poi nel 1957. Negli stessi anni prese avvio la questione, ancora non risolta, della rappresentanza cinese divisa tra la Repubblica Popolare e Taiwan. Nel 1951 l’OMS dovette vedersela con il rifiuto della lega araba di collaborare con Israele nell’area mediterranea.

Ma sotto la guida di Halfdan T. Mahler– direttore dal 1973 al 1988 – si inaugura quello che possiamo definire il periodo della leadership dell’OMS.

Mahler accelera definitivamente il processo di affermazione della salute come diritto. E in nome dell’interesse pubblico sfida apertamente le incipienti ma già parecchio aggressive pratiche commerciali delle multinazionali in campo farmaceutico e alimentare. Su questa spinta nascono la lista dei farmaci essenziali e, qualche anno più tardi, il codice di condotta sul marketing dei sostituti del latte materno, il latte in polvere per intenderci. Fu un susseguirsi straordinario di iniziative che sono rimaste come pietre miliari nella storia.

Nel momento in cui diversi paesi si stavano riscattando dal colonialismo l’OMS fissa il grandissimo orizzonte della salute per tutti entro l’anno 2000.

Nel 1978 alla conferenza di Alma Ata ( Kazachistan ) gli stati si trovano per la prima volta a fare il punto sulla salute del pianeta e definiscono insieme uno schema di assistenza sanitaria di base per tutti.

Una felice sintesi tra prevenzione, nutrizione adeguata, accesso all’acqua potabile, assistenza all’infanzia, vaccinazioni e controllo delle malattie: come dire salute e sviluppo.

Il terzo è il periodo buio; coincide con l’avvento delle politiche neoliberali che si portano dietro un approccio, diciamo, di natura verticale, molto medicalizzata e possibilmente disposti a dare la salute in mano ai privati.

L’influenza di nuovi potenti soggetti cambia radicalmente lo scenario sanitario internazionale: la Banca Mondiale prende il sopravvento ridimensionando non poco la leadership dell’OMS.

L’organizzazione, anzi, è guardata dai governi industrializzati con un certo sospetto per via dell’eccessiva politicizzazione ( una percezione che in quegli anni investe tutto il sistema della Nazioni Unite ).

E così il finanziamento dell’OMS che era cresciuto costantemente sin dagli inizi degli anni ’70 si complica. I maggiori paesi donatori impongono la crescita zero mettendo a repentaglio l’Agenzia proprio nel momento in cui essa cercava di dare alla strategia visionaria di Alma Ata e della salute per tutti.

Ed eccoci così al quarto periodo. Nel tentativo di affrontare le sfide della globalizzazione che negli anni ’90 espongono l’Agenzia alle nuove regole del commercio internazionale la prima donna a dirigere l’OMS, la norvegese Gro Harlem Brundtland, apre l’Organizzazione al contributo dei grandi attori privati. La scusa è quella di incrementare drammaticamente le risorse destinate alle malattie più devastanti del Mondo. Sono gli anni dell’AIDS: la comparsa e la rapida diffusione del virus dell’HIV nel nord e nel sud del mondo illumina da subito il pericolo della globalizzazione dei rischi in ambito sanitario; serve insomma il contributo di tutti, a questo punto. Del resto, la caduta libera dei fondi pubblici all’OMS coincide con la decisione di molti governi di creare entità più snelle e più funzionali per affrontare temi specifici.

Il nuovo attraente paradigma diventa quello dei partenariati pubblico -privati; in questo modo nasce il fondo globale contro Aids, tubercolosi e malaria annunciato al G8 di Genova nel 2001. La stessa filosofia ispira la creazione dell’alleanza globale per i vaccini e l’immunizzazione, chiamata GAVI, che sigilla l’inarrestabile ascesa di Bill Gates e della sua fondazione nel campo della salute globale.

L’OMS dal canto suo deve vedersela soprattutto con l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) istituzione che ci piaccia o no ha il maggiore impatto sul nostro diritto alla salute da 20 anni a questa parte.

Di che cosa stiamo parlando? Facciamo qualche esempio: parliamo degli standard della sicurezza degli alimenti sia animali che vegetali, parliamo del ricorso alle sostanze chimiche nel cibo ovvero – per esempio – all’utilizzo degli organismi geneticamente modificati; questioni urticanti che ancora oggi dividono la comunità scientifica. La battaglia più decisiva su salute e commercio, però, ha a che vedere con i brevetti applicati ai medicinali salva-vita che impediscono l’accesso ai farmaci e il diritto alla cura per tutti. La questione riguarda soprattutto la lotta all’AIDS per le popolazioni più povere e più malate del continente africano. Su questo terreno – fatto di interferenze politiche durissime e di durissime pressioni finanziarie si è più volte giocata la credibilità dell’organizzazione oltreché della comunità internazionale.

Un merito però alla direzione di Grundtland che va decisamente riconosciuto: la sua tenacia e la capacità di saper convincere tutti i 193 paesi dell’OMS ad approvare la Convenzione Quadro sul controllo del tabacco, nel 2003, per combattere appunto la piaga mondiale del fumo. Si tratta della prima norma internazionale in campo di salute pubblica che di fatto blinda la responsabilità degli Stati anche nel comparto industriale legato alla produzione delle sigarette

Questo totalizzatore segna quota 13 milioni, tante sono state nel mondo le vittime del tabacco negli ultimi 3 anni e 4 mesi, il tempo- cioè – che ci è voluto per raggiungere l’accordo che ha portato al primo trattato mondiale antifumo firmato a Ginevra da 171 membri dell’OMS. In sostanza ogni paese aderente alla Convenzione deve vietare qualsiasi pubblicità e promozione in favore del tabacco, la vendita di sigarette ai minorenni e promuovere la lotta al contrabbando, maggiori tasse sul fumo e più informazioni sui rischi. Il 30 ÷ 50 percento della superficie dei pacchetti di sigarette dovrà essere occupata da scritte e immagini che mettano in guardia contro gli effetti nocivi del fumo che purtroppo è in aumento soprattutto fra i più giovani.

 

La persistente carenza di fondi è la miccia che ha dato avvio nel 2010 al processo di riforma dell’OMS presa in carico, anche con un certo piglio, dall’attuale direttore generale la cinese Margaret Chan.

Non è un mistero che da una decina di anni a questa parte l’OMS ha perduto il controllo del proprio bilancio. Quasi l’80% delle risorse finanziarie infatti provengono da contributi volontari di Enti Pubblici o Privati. La proporzione invece dei contributi derivanti dall’esborso obbligatorio dei 194 paesi membri rappresenta oggi, a malapena, il 20 ÷ 25 % di tutto il bilancio dell’organizzazione.

Una situazione – insomma -decisamente patologica; non è esagerato dire che sono in gioco le sorti dell’OMS, Istituzione pubblica con il compito di definire norme e regolamentazioni nel campo della salute globale.

Certo la Chan non è una donna che si arrende, anzi da anni insiste che la migliore via di uscita per riscattare l’OMS dalla sua debolezza sarebbe un netto aumento dei contributi governativi, a sbloccare la politica del congelamento della crescita ancora in vigore dai lontani anni ’80.