L’Identità Battista alla prova della Missione

 

Dipartimento di Evangelizzazione

 

 Tra il Battismo e la missione c’è un legame indissolubile. Al di là del significato specifico che vogliamo dare al concetto di missione, è fondamentale riconoscere che attraverso di essa la Chiesa prende forma, si trasforma e si riforma1. Dal Grande Mandato2 ad oggi l’esperienza missionaria ha alimentato non solo l’azione, ma anche la riflessione della Comunità su se stessa. La nascita del moderno movimento Ecumenico, che ci aiuta a immaginare la nostra identità all’interno di un’identità più grande, ad esempio, è dovuta allo scandalo percepito dalla conflittualità manifestata dalle diverse denominazioni cristiane in terra di missione.

 La missione, dunque, non rappresenta semplicemente una peculiarità della nostra identità denominazionale, né un aspetto fra gli altri dell’azione comunitaria, ma è il terreno stesso in cui il seme dell’Evangelo è attecchito, è cresciuto ed ha preso forma.

 La Chiesa, anche quella Battista, non è la proprietaria del seme, né rappresenta l’intero terreno, ma è piuttosto quella parte di campo che ha ricevuto il seme e che produce frutto a seconda della grazia che gli è stata data. Perciò la chiesa non solo è da sempre missionaria: è essa stessa Missione.

 Ma andiamo per gradi.

CHI SONO IO ?

 La domanda sull’identità è una delle grandi questioni esistenziali da cui nessuno, neppure una realtà di fede inclusiva e composita come la nostra chiesa, può prescindere.

 A ben guardare, il cuore del messaggio Cristiano ruota intorno a questa domanda, che però non viene posta a partire da noi stessi e noi stesse, ma a partire da un Altro.

 La questione dell’identità cristiana non parte più dall’io, dalla celebre formula del conosci te stesso3 dell’indagine filosofica greca, ma dalla conoscenza di Dio: “Conosciamo il SIGNORE, sforziamoci di conoscerlo!”4 Questo percorso, che lega la conoscenza di Dio alla conoscenza di sé, è particolarmente caro ad Agostino d’Ippona, il quale ne farà il centro della sua indagine5. Perciò, ripartiamo dall’identità di Gesù per comprendere anche la nostra.

 

“CHI È GESÙ?”

 Gesù stesso chiede: “chi dite voi che io sia”?

È da questa domanda e dalla risposta che a essa diamo, che dipende l’identità stessa della Chiesa.

 Chi sono? dice Gesù ai suoi discepoli.

“Tu sei il Cristo, Figlio dell’Iddio vivente”, risponde Simone.

“Simone, figlio di Giona”, “Tu sei Pietro”, replica Gesù. (Matteo 16:16-18).

Ora in questa manciata di versetti troviamo le direttive fondamentali che definiscono l’identità cristiana.

Essa si esprime in una sorta di gioco degli specchi, dove non possiamo dire chi siamo se non in relazione a qualcun altro.

 Io dico chi sei tu (il Cristo) e il Cristo mi dice chi sono io (Pietro), fornendo così a ogni credente una identità vocazionale aperta, che è promessa e invito a mettersi in cammino con Lui verso un futuro da realizzare insieme (missione)6.

 Tra le molteplici risposte che possiamo dare sull’identità di Gesù (sei Elia, Geremia, uno dei profeti) l’Evangelo ne evidenzia una: sei il “Cristo”, l’unica risposta che apre a un futuro veramente nuovo.

 

Gesù è il Messia, ma cosa significa?

Cristo, più che un nome, è un titolo e corrisponde all’ebraico “Messia”7, cioè unto.

L’unzione nell’antico Israele costituiva un elemento dai significati molteplici e profondi, ma era andata via via sempre più associandosi all’immagine di una specifica figura salvifica che Dio avrebbe fatto sorgere per la liberazione del suo popolo.

Il Messia che si attendeva doveva essere un nuovo Davide, che avrebbe ristabilito il Regno d’Israele

 

Gesù è un Messia Missionario!

 Gesù di Nazaret, nel vangelo di Luca descrive programmaticamente la sua unzione con le seguenti parole del profeta Isaia:

“«Lo Spirito del Signore è sopra di me,

perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri;

mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri

e il recupero della vista ai ciechi;

per rimettere in libertà gli oppressi,

per proclamare l'anno accettevole del Signore».

   (Luca 4:18-19)

 

 Quando il Battista rivolge a Gesù la domanda sulla sua identità messianica il Signore rispose senza mezzi termini:

“i ciechi recuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti resuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri”.

 (Matteo 11:5)

 Qui la missione compiuta dal Cristo (e in vista della quale Egli è stato unto) esprime inequivocabilmente la sua identità. Un’impronta che trasmette ai suoi stessi discepoli.

 

“Io sono la vite, voi siete i tralci”8.

 Vivere in comunione con Cristo ha quale conseguenza riceverne la potenza, compiere le sue opere, portare molto frutto.

C’è continuità tra quel che si è e quel che si fa!

La nostra vocazione e le opere che compiamo, nel bene e nel male, dicono chi siamo. Giovanni è “il battezzatore”, Giuda è “il traditore”. Un elemento importante per comprendere l’identità di una persona è considerarne le azioni. Esse rivelano chi siamo, come i frutti rispecchiano la natura di un albero.

 

D1: Come Battisti cosa ci identifica. Quali frutti ci caratterizzano?

 

“Come il Padre mi ha mandato, così anch’io mando voi”9

 L’immagine del tralcio che dimora nella vite non inganni; la comunione con Cristo non è statica! La formazione dell’identità Cristiana, Evangelica e Battista, non ha luogo in atmosfera protetta, ma si plasma lungo il cammino rischioso e turbolento del discepolato.

 L’identità del discepolo scaturisce da un incontro che lo mette in moto: “TU seguiMI”.

 Dio chiama Abramo, come Paolo, noi tutti e tutte, forgiandoci, non solo come singoli, ma anche come popolo attraverso un processo che risulterebbe incompleto se non fosse missionario.

 

La rivelazione di Dio ridefinisce l’identità di chi lo incontra (spesso dandogli un nuovo nome) e ne riorienta il cammino.

 

D2 Potresti fare un elenco di personaggi biblici a cui questo succede?

 

Nomen Omen

 

D3 Al nuovo nome di ciascun personaggio biblico che hai identificato potresti associare la vocazione a esso collegata?

 

D4 Pensi che Dio abbia rivolto una vocazione specifica alla tua Chiesa e alla Chiesa Battista in Italia?

     Se si, Quale?

 

D5 Cosa rispondiamo quando ci chiedono: “Ma voi battisti chi siete, perché vi chiamate così?”

 

Oltre al nome abbiamo un cognome

“Tu sei il Cristo, Figlio dell’Iddio vivente”;

“Simone, figlio di Giona”, “Tu sei Pietro”.

 guardare più attentamente lo scambio intercorso tra Pietro e Il Signore notiamo che esso è composto da due elementi. Un nome, che è promessa di futuro, e un cognome (tu sei figlio dell’Iddio vivente; tu sei figlio di Giona) che dice il nostro passato, donandoci delle solide radici10.

 La vocazione che riceviamo in questo modo va ad innestarsi in una storia che contribuisce a definire chi siamo.

 

Ricordati chi sei…

 Negare la nostra storia significa rinnegare chi siamo. Un noto film di animazione Disney, “Il Re leone”, narra la storia di un Re che perde la propria identità, fino a quando qualcuno non gli ricorda di chi è figlio e a cosa è destinato.

 “Ricordati chi Sei. Tu sei Simba, figlio del Grande Re Mufasa!”

 

 Pietro (come Giona e molti altri personaggi biblici) a un certo punto del suo cammino di discepolato, abbandonò il Signore e smarrì sé stesso.

 Ebbe bisogno che la Parola di Dio gli fosse rivolta per una seconda volta. Pietro non ritrovò se stesso grazie a un’approfondita riflessione sui suoi principi o ideali (che aveva tradito), ma nella riscoperta di una relazione d’amore col suo Signore, nella riconsacrazione alla sua vocazione.

 

L’originalità ha le sue radici nella tradizione

 Le donne e gli uomini battisti che credono in Cristo sanno bene di essere figli e figlie di Dio. Ma ciò non significa che non ci sia stato nessuno che li abbia preceduti nella fede. Si, la nostra identità battista parte dal dato primario di una rinascita spirituale in Cristo, per cui ciascuno di noi è un figlio e una figlia di Dio, ma ciò non cancella il nostro debito culturale, teologico e spirituale verso i credenti che ci hanno preceduto. È vero, ci è più cara l’identità che guarda al futuro di quella che ci ricollega alla tradizione, per noi è più importante ciò che saremo rispetto a ciò che siamo stati, ma le due dimensioni devono restare in dialettica, altrimenti la nascita “dall’Alto” si ridurrà a una “nascita di nuovo” e alla condanna a rivivere dentro il cerchio dell’“eterno ritorno dell’uguale”.

 Anche noi abbiamo bisogno di tornare alle nostre origini, per capire chi siamo, ma ciò non significa chiudersi nel passato. Un dato teologico assai significativo in questo senso è rappresentato dalle lunghe genealogie tanto care alla Bibbia. Si noti come lo stesso Vangelo di Luca, dopo aver sottolineato che al battesimo di Gesù una voce dal Cielo disse: “Tu sei il mio diletto Figlio”, prosegua elencando una lista di figli che parte da Giuseppe per arrivare a Dio, Padre di Adam e dunque dell’umanità11.

 In quanto battisti e battiste, certamente, ci riconosciamo nell’Evangelo, in esso si radica il nostro nome di Cristiani Evangelici, ma possiamo anche dotarci di un cognome, cioè di una storia che ci caratterizzi ulteriormente?

 

 A questo fine vi presentiamo di seguito alcuni nomi di personaggi più o meno noti sui quali le chiese sono invitate a fare degli approfondimenti, producendo, almeno per uno dei personaggi a scelta, una breve presentazione di massimo tre cartelle, corredata da immagini, da una biografia, da una presentazione delle opere e del pensiero, che poi potrà essere utilizzata al Convegno sull’identità Battista di aprile. Altrettanto importante sarebbe riuscire a individuare i meriti e i limiti che hanno caratterizzato l’approccio del missionario descritto, cercando di trovare un insegnamento per oggi12.

 Ciascuna Comunità, benché invitata a familiarizzare con tutti i personaggi proposti, è libera di scegliere a sua discrezione delle altre figure ritenute significative per il Battismo, così da creare un nostro piccolo “album di famiglia”.

 

Vi preghiamo di inviare il frutto delle vostre ricerche e l’indicazione delle vostre proposte al DE entro il 20 marzo 2018

 

 

John Smyth

"Il magistrato non deve impicciarsi di religione o in questioni di coscienza in virtù del suo ufficio, oppure forzare e costringere persone in una forma di religione o dottrina".

John Smyth (Nottinghamshire, 1566 – Amsterdam, 28 agosto 1612) è stato un predicatore e teologo inglese. Già ministro della Chiesa di Inghilterra, è esponente di rilievo dell'ala radicale del Puritanesimo inglese. Con Thomas Helwys, è considerato il fondatore del movimento battista. Si distingue particolarmente per la forza con la quale propugna e difende la libertà di coscienza e la democrazia ecclesiastica contro quella che considera la tirannia dell'episcopato.

 

Thomas Helwys

“Il re è un uomo mortale e non Dio, quindi non ha alcun potere sulle anime immortali dei suoi sudditi, non può promulgare leggi o articoli di fede, né eleggere le guide spirituali”.

Thomas Helwys (c.1556- 1616), considerato il primo pastore Battista sul suolo inglese, ha osato sfidare la pretesa autorità del re in materia religiosa.

 

John Bunyan

“Si dice che in alcuni paesi gli alberi pur crescendo non portino frutto, perché lì non ci sono inverni”.

John Bunyan (1628- 1688) Pastore e Teologo, autore del testo “The Pilgrim’s Progress”, soffrì per anni nelle prigioni inglesi perché non accettava limiti alla libertà di predicare l’evangelo.

 

Roger Williams

“È meno doloroso costringere un uomo a sposare qualcuno che non ama  piuttosto che seguire una religione in cui non crede”

Roger Williams (Londra, 21 dicembre 1603 – Providence, 1º aprile 1684) è stato un teologo inglese. Divenne famoso in quanto fautore della separazione fra Chiesa e Stato e primissimo fautore dell'assoluta libertà di pensiero e di pratica religiosa. Propugnò anche l'instaurazione di rapporti più giusti con i Nativi Americani. Fu fondatore della colonia del Rhode Island e della città di Providence. Fu fondatore della prima e della seconda Chiesa Battista stabilitasi in America e soprattutto fu il primo vero padre del concetto di laicità dello Stato.

 

William Carey

“Aspettati grandi cose da Dio, osa grandi cose per Dio”

William Carey (1761 – 1834) è considerato il padre delle missioni moderne. È stato un missionario, di umili origini e scarsa cultura, ma con un grande interesse per l'apprendimento delle lingue. Per sviluppare la sua attività si insediò a Serampore, India.

 

Lott Cary

“Se hai intenzione di fare qualcosa per l'Africa, non devi aspettare la Società di Colonizzazione, né il Governo, perché nessuna di queste è interessata ad un vero lavoro missionario, ma vogliono solo colonizzare. Se i semi missionari non vengono seminati non puoi aspettarti un raccolto missionario”.

Lott Cary (1780 - 1828) Primo ministro battista afro-americano missionario in Africa.

 

Adoniram Judson

"Nonostante la tristezza, la perdita e il dolore, la nostra missione va avanti, noi seminiamo sulla brulla pianura di Burmah, mietiamo sulla collina di Sion".

Adoniram Judson, Jr. (1788 - 1850) è stato un missionario battista, che prestò servizio in Birmania per quasi quarant'anni. All'età di 25 anni, Adoniram Judson divenne il primo missionario protestante inviato dal Nord America a predicare in Birmania. La sua missione e il lavoro con Luther Rice hanno portato alla formazione della prima associazione battista in America per sostenere i missionari.

 

Johann Gerhard Oncken

"Jeder Baptist ist ein Missionar", cioè “ogni battista è un missionario”.

Johann Gerhard Oncken (1800-1884) fu un pioniere battista tedesco. È considerato il padre della missione battista in Germania e nel continente europeo. Alla fine della sua vita nel 1884 Oncken ha distribuito oltre due milioni di Bibbie e una miriade di vangeli e trattati; fondò quasi trecento chiese e stabilì più di mille luoghi di predicazione e scuole domenicali in Germania.

Ma la sua missione andò ben oltre gli angusti confini del proprio paese per raggiungere la Svizzera, la Scandinavia, i Paesi Slavi, l’Ungheria, la Prussia, l’Ucraina, la Russia, ecc…

 

Alice Seeley Harris

Alice Seeley Harris (1870–1970) fu missionaria inglese e prima fotografa di denuncia per i diritti umani.

Le sue fotografie e il suo impegno missionario di denuncia, aiutarono a far cessare lo sfruttamento e le violenze perpetrate dalle politiche colonialiste del re del Belgio Leopoldo II ai danni della popolazione Congolese.

 

Billy Graham

“Gesù, infatti, non è un uomo bianco e neppure un nero. Egli viene da quella parte del mondo che tocca l’Africa, l’Asia e l’Europa. Cristo non appartiene solamente ai bianchi o ai neri, ma a tutte le persone; Egli appartiene al Mondo intero!”

William Franklin Graham, Jr., maggiormente conosciuto come Billy Graham, (1918-2018), è stato un evangelista, scrittore, predicatore battista statunitense.

È stato un consigliere spirituale per molti Presidenti degli Stati Uniti. Fa parte delle Chiese battiste del sud. Si ritiene che abbia predicato a miliardi in tutto il mondo, svariati milioni fra queste hanno “accettato Gesù Cristo come loro personale salvatore” in risposta alla sua predicazione.

 

Martin Luther King Jr.

“Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano.”

Martin Luther King Jr., nato Michael King Jr. ( 1929 – 1968), è stato un pastore battista, politico e attivista statunitense, leader del movimento per i diritti civili.

Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader della non violenza della cui opera King è stato un appassionato studioso.

 

Saverio Guarna

“Il mio augurio è che ciascun battista, e specialmente oggi voi qui presenti, siate missionari dentro e fuori dell'Italia, nella vostra città, nel vostro quartiere, nella vostra casa... alla gloria di Dio”.

Saverio Guarna (1935-2013) Pastore Battista, storico segretario del DE e presidente Ucebi. Assieme a sua moglie Betsy col sostegno della BMS ha servito anche in zone ad alto rischio come l’Afghanistan e l’Albania, portando un prezioso frutto di libertà e gioia nel Signore.

 

Virginia Wingo

Virginia Wingo nacque il 19 aprile 1912 a Dora in Alabama, e morì il 4 febbraio 2014.

A soli sette anni scelse di seguire Cristo e fu battezzata. Nella sua chiesa spesso venivano dei missionari che testimoniavano del lavoro che svolgevano in paesi lontani; Virginia lesse anche di un missionario che aveva lavorato con i lebbrosi in India, e delle missioni di William Carey e David Livingstone. A 14 anni, partecipando ad un campo estivo, sentì che Dio avrebbe voluto che lei un giorno fosse una missionaria. Virginia Wingo divenne direttrice della Scuola Biblica Femminile che si chiamò «Istituto Betania», a Roma Montesacro: fu inaugurata il 2 ottobre 1950. La sua costruzione fu «la risposta al desiderio delle donne di crescere nella conoscenza della Parola del Signore» (da Il Testimonio, aprile 1985).

 

1 David J. Bosch, La trasformazione della missione. Mutamenti di paradigma in missiologia, Queriniana, Brescia, 2000.

2 Matteo 28

3 γνῶθι σεαυτόν

4 Osea 6,3

5 «Io desidero conoscere Dio e l'anima. Nient 'altro, assolutamente», Soliloqui.

6 Qui la domanda esistenziale “chi sono io” si ricollega strettamente alla domanda “dove vado”.

משיח 7

8 Giovanni 15, 1-17.

9 Giovanni 20,21

10 Qui la domanda esistenziale “chi sono io” si ricollega strettamente alla domanda “da dove vengo”.

11 Luca 3,21-38

12 Si consiglia la visione dei film: Mission, Roland Joffé, 1986; Silence, Martin Scorzese, 2017; La punta della lancia, Jim Hanon, 2006;