CULTO LITURGICO DEL VENERDÌ SANTO

 

 

Le due comunità si sono riunite nel tempio valdese di v. Naumachia. Era venerdì 19 aprile 2019, il venerdì che precede la Pasqua.

Perciò, dal Vangelo di Matteo, Gian Andrea Paderni, Ernesto Barnobi, Lea Barreca, Cettina Di Mauro hanno letto i brani dell’ultima cena e della passione di Gesù.

 

I presenti hanno poi condiviso la Cena del Signore.

 

 

Il quartetto del M. Angelo Litrico ha accompagnato i canti tratti dall’innario cristiano ed eseguito anche vari interludi.

Silvia Rapisarda, pastora delle due chiese, ha svolto una brevissima meditazione. Ha messo in evidenza la testimonianza delle donne presenti ai piedi della croce, in particolare Maria Maddalena.

 

 

Si è poi soffermata su Gesù di Nazaret, innocentemente crocifisso sul Golgota.

Ha richiamato l’attualità che è caratterizzata da tante, troppe morti di persone innocenti. Fra queste le migliaia di migranti ( adulti, bambini, donne uomini ) morti, innocentemente per annegamento nel Mediterraneo, nel tentativo di approdare in Europa alla ricerca di una vita migliore.

La testimonianza di Maria Maddalena è stata posta in relazione – nell’attualità di questi giorni– con coloro che operano affinchè si possa dare una giusta identità alle migliaia di cadaveri che vengono trovati – dopo le tragedie del mare – lungo le spiagge dei paesi del Mediterraneo.

A tal riguardo ha citato Cristina Cattaneo ( medico legale, professore ordinario di Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del LABANOF ) la quale è attualmente coinvolta nell’identificazione dei migranti morti in mare, in particolare nei naufragi di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e del 18 aprile 2015. Per dare un nome a queste vittime dimenticate da tutti: questi corpi ( * ) , più eloquenti dei vivi, testimoniano la violenza e la disperazione del nostro tempo.

 

( * ) Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti nel tentativo di arrivare nel nostro paese su barconi fatiscenti, che raccontano di come si può “morire di speranza”. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità. L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati.

 

espresso.repubblica.it/visioni/scienze/2014/04/16/news/cristina-cattaneo-l-anatomopatologa-che-svela-i-misteri-d-italia-1.161322

 

2019-4-24

 

Consoli Silvestro. ( foto dell'autore)