RIFORMA PROTESTANTE: ETICA DEL LAVORO

 

Non c’è distinzione tra lavoro spirituale o temporale, fra sacro e profano. Poiché tutti i lavori glorificano Dio.

 

La concezione del lavoro prima della Riforma Protestante

Nel 1500 il lavoro era considerato, nell’ambito della tradizione cristiana cattolica, un’attività degradante e avvilente che era meglio lasciare a persone socialmente e spiritualmente inferiori.

Se già i patrizi dell’antica Roma consideravano il lavoro manuale inferiore al loro rango, occorre affermare che nel cristianesimo si sviluppò un’aristocrazia spirituale che aveva un atteggiamento negativo e liquidatorio nei confronti del lavoro manuale.

 

Nel medioevo un tal modo di vedere le cose esercitò la sua massima influenza, giacché il lavoro era considerato come impedimento di un perfetto rapporto con Dio. Solo in alcuni ordini monastici il motto laborare est orare (lavorare è pregare) esprimeva che la vita contemplativa non era necessariamente turbata da un lavoro manuale, come occuparsi dei vigneti del convento o sovrintendere ad altri aspetti dei suoi affari mondani. Da questa minoranza di ordini era però inteso come una delle attività all’interno della vita monastica e ausilio a praticare l’umiltà. In generale però la spiritualità monastica considera il lavoro come qualcosa di degradante. Così risulta anche dagli scritti di Erasmo da Rotterdam.

 

Per la mentalità di allora era praticamente impossibile che un cristiano comune, che viveva nel mondo tutti i giorni, potesse venir considerato una persona che seguiva una vocazione religiosa o che potesse pretendere di essere un cristiano di prima classe. Potevano essere considerati – nel migliore dei casi – con indulgente carità.

 

La concezione del lavoro nelle chiese della Riforma.

 La Riforma produsse un rovesciamento di questo modo di pensare, rifiutando innanzitutto la distinzione fra sacro e profano, tra l’ordine spirituale e quello temporale.

 

Tutti i cristiani sono sacerdoti e tale vocazione si estende al mondo di tutti i giorni. I cristiani sono chiamati ad essere sacerdoti per il mondo perché per Lutero quelli che sembravano lavori profani sono in realtà una lode a Dio e costituiscono un’obbedienza che Dio gradisce.

 

Lutero esaltò perfino il significato religioso delle faccende domestiche affermando che, “sebbene non abbiano nessun evidente connotato di santità, pure tali lavori domestici devono avere una stima più alta di tutte le opere di monaci e suore”.

 

William Tendale, un suo discepolo inglese, osservò che lavare i piatti e predicare la parola di Dio sono attività umane molto diverse, ma che per quanto riguarda ciò che piace a Dio, non c’è alcuna differenza.

 

Un nuovo concetto della vocazione.

 

Alla base di ciò c’è ovviamente un nuovo concetto di vocazione. Dio chiama il suo popolo alla fede ma anche ad esprimerla in settori ben definiti. Il singolo è chiamato a vivere l’essere cristiano in un campo d’attività ben determinato all’interno del mondo.

 

Vocazione non è uscire dal mondo, per entrare in clausura o in isolamento ma, sia per Lutero che per Calvino, è un entrare nel mondo della vita di tutti i giorni.

L’idea di una chiamata, ruf in tedesco, che vuol dire anche vocazione, riguarda essenzialmente il fatto che Dio chiama a servirlo qui in questo mondo.

 

Il lavoro deve essere visto come il più alto impegno per Dio. Fare qualche cosa per Dio, e farlo bene, è il contrassegno distintivo di una fede cristiana autentica. Qualsiasi lavoro umano può essere perfettamente rispettabile ed essere considerato della massima importanza agli occhi di Dio. Cristo, nostro salvatore era un lavoratore, forse proprio falegname come Giuseppe, e si guadagnava il pane con fatica, perciò nessuno disdegni di seguirlo esercitando un mestiere o una professione. Egli non solo ha benedetto la nostra natura umana assumendo la forma di uomo ma nella sua attività ha benedetto tutte le arti e i mestieri.

 

E al di là dei risultati visibili della fatica, dello stress, del sudore, agli occhi di Dio ha importanza la persona che lavora almeno altrettanto del risultato del suo lavoro. E non c’è distinzione tra lavoro spirituale o temporale, fra sacro e profano. Poiché tutti i lavori glorificano Dio. Poiché essi sono un atto di lode, una risposta naturale all’iniziativa che Dio, nella sua Grazia, assume nei nostri confronti.

Calvino scriverà più tardi: Il vero scopo della nostra vita è di servire Dio servendo gli uomini.

 

I cristiani sale e luce del mondo.

I paesi protestanti europei si sono trovati ben presto in una situazione di prosperità economica, conseguenza involontaria e non proposito premeditato del nuovo significato religioso attribuito al lavoro e dell’etica protestante connessa anche con la funzione del risparmio. I riformatori non si stancavano di sottolineare che noi siamo quel che siamo per pura grazia di Dio e non per effetto degli sforzi umani. Ecco perché l’Evangelo è importante anche per le “persone che si fanno da sé”, che esistevano comunque già prima della Riforma. Loro non sono cristiani di secondo ordine come pensavano i monaci medioevali ma sono al servizio di Dio così come chi suona il piano, coltiva l’orto, scrive libri o vive fra gli ultimi della società. I cristiani sono chiamati a essere il sale e la luce nel mondo, senza conformarsi ad esso pur partecipandovi ma rimanendo legati all’esempio di Cristo.

 

Alcuni concetti chiave.

Lavoro: nel protestantesimo, c’è un’etica del lavoro molto profonda, basata sul concetto di Beruf, che in tedesco significa vocazione (intesa anche e soprattutto come vocazione professionale). L’etica della Riforma valorizza particolarmente il lavoro, cui ogni individuo può dedicare lo stesso rigore e ascetismo che caratterizzano l’esistenza monacale.

 

Usura: nei Sermoni sull’usura, Lutero condanna la concessione di denaro in prestito con interessi, affermando che questo deve essere gratuito. Diverso è invece il punto di vista di Calvino, che ha invece una posizione molto più aperta e legittima la riscossione degli interessi in denaro, considerandola una pratica ragionevole quanto il pagamento di una mezzadria su un terreno.

 

Produttività: è correlato al tema precedente, perché il lavoro/vocazione va approcciato con zelo e coscienza, bandendo l’inattività. La ricchezza così prodotta non deve però essere fine a se stessa, ma va reinvestita come bene sociale al fine di migliorare la società, se non addirittura di creandone un nuovo modello. Sono i principi che, secondo Weber, caratterizzano il “self made man” e l’imprenditoria borghese.

 

Elemosina: pur promuovendo la carità cristiana, il protestantesimo (e in particolare il calvinismo) segnano una rottura nella concezione dell’elemosina, per come veniva intesa dalla dottrina medievale. Ai poveri, secondo Calvino, devono essere dati gli strumenti per lavorare e per non rimanere nell’ozio, evitando così la vita mendicante.

 

 

  

Fonti:

Frammento di un post pubblicato da Maurizio Benazzi su fb;

http://www.businesspeople.it/Business/Economia/Vocazione-al-lavoro_58971

 

 

2017 – 01-19