Scheda esegetica su Genesi 19

 

Abstract: la prova finale della malvagità degli abitanti di Sodoma è la loro mancanza di ospitalità nei confronti nei confronti dei due forestieri che trovano rifugio in casa di Lot, nipote di Abraamo.

 

Questa scheda esegetica è stata presentata dalla pastora Cristina Arcidiacono nel corso di un Seminario sul tema dell’omoaffettività svoltosi a Lentini il 10 marzo 2018.

Heinrich Aldegrever ( 1502-1561). Lot impedisce la violenza contro la angeli.
Heinrich Aldegrever ( 1502-1561). Lot impedisce la violenza contro la angeli.

Quando si parla di "Bibbia e omosessualità" uno dei brani più citati è certamente il racconto di Genesi 19: la distruzione di Sodoma e Gomorra.

 

I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.

E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada». Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza».

Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono.

Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!».

 

Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé, disse: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all'ombra del mio tetto».

Ma quelli risposero: «Tirati via! Quest'individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!». E spingendosi violentemente contro quell'uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta.

 

Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente; quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.

Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo.

Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli».

Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la città!». Ma parve ai suoi generi che egli volesse scherzare.

Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città». Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città. Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». Ma Lot gli disse: «No, mio Signore! Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita sarà salva». Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si chiamò Zoar.

 

Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.

 

Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore; contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.

 

Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.

 

Sodomita, sodomia, nel linguaggio corrente sono diventati impropriamente sinonimi di persona omosessuale e rapporti omosessuali. Gli omosessuali di oggi sono i sodomiti di ieri, quando non i loro diretti discendenti.

 

Peter Paul Rubens: Lot fugge da Sodoma
Peter Paul Rubens: Lot fugge da Sodoma

Sgombriamo il campo da erronee e parziali interpretazioni di Genesi 19.

Il racconto ci dice che a sera tutti gli abitanti maschi di Sodoma ( giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato della città ) si raccolgono alle porte della casa di Lot: vogliono che Lot gli consegni gli stranieri affinché li possano “conoscere”, possano abusare di loro.

 

Sodoma è dunque una città di persone omosessuali? Un piccolo paradiso gay ? Certamente questa interpretazione è inverosimile, se così fosse dovremmo chiederci che cosa ci facesse lì Lot con la sua famiglia.

 

Ci troviamo invece in presenza di uomini eterosessuali che usano lo stupro come arma per umiliare lo straniero, il “diverso”. Può essere interessante confrontare questo racconto con quello riportato in Giudici 19, racconto che segue lo stesso schema e che si conclude con lo stupro perpetrato per tutta la notte ai danni di una donna forestiera per mano degli uomini della tribù di Beniamino.

 

Il racconto di Sodoma anziché essere utilizzato impropriamente come condanna dell’omosessualità dovrebbe spingerci a denunciare ad alta voce e condannare senza mezzi termini la pratica dello stupro come arma per sche non ha nulla a che vedere con la sessualità e l’orientamento sessuale di una persona, ma ha a che fare con il potere e la violenza distruttrice di chi vuole ridurre a nulla il proprio avversario. Tanto attuale è questo argomento oggi alla luce delle testimonianze di quanti per anni hanno subito giornaliere sevizie, violenze e stupri nelle carceri militari degli eserciti occidentali.

 

Chi affermerebbe che i militari statunitensi e britannici, uomini e donne, che si sono macchiati di questi crimini sono persone omosessuali?

 

Il racconto di Sodoma anziché essere utilizzato impropriamente come condanna dell’omosessualità, dovrebbe spingerci a portare avanti una seria riflessione sulla sessualità maschile tout court, troppo spesso ancora legata non già alla tenerezza, all’affettività, ai sentimenti, quanto al controllo, allo sfogo di forza e di potere, in cui la donna è percepita come oggetto e non come soggetto.

 

Colpisce il fatto che quanti si appellano al racconto di Genesi 19 per condannare l’omosessualità, sospendano ogni giudizio morale sul comportamento di Lot. “Vi prego, fratelli miei, non fate questo male! Ecco ho due figlie che non hanno conosciuto uomo, lasciate che ve le conduca fuori, e vi farete di loro quel che vi piacerà..” ( gen 19:7).

 

Per Lot è abominevole che i suoi ospiti vengano stuprati, ma è tollerabile che ciò accada alle sue due figlie.

 

In quest’atteggiamento si cela la cultura misogina e maschilista che considera la donna come proprietà senza dignità, merce di scambio di poco valore.

 

Questa stessa cultura trova aberrante non già lo stupro in quanto tale, ma il fatto che ad un uomo venga riservato lo stesso “trattamento” riservato alle donne, considerate oggetti passivi della sessualità maschile.

 

Chi si appella a Genesi 19 senza nessuna critica e condanna del comportamento di Lot evidentemente considera ancora oggi lo stupro nei confronti delle donne come secondo “natura” e meno abominevole di un rapporto sessuale , anche se consenziente, tra due uomini.

 

La vera preoccupazione del nostro brano.

Genesi 18:16 ss ci informa del fatto che Dio ha deciso di punire le città di Sodoma e Gomorra per la loro malvagità. Tuttavia non viene fatta menzione delle colpe specifiche dei loro abitanti. A ben guardare il tema di questo testo biblico è la centralità di Abraamo come capostipite del popolo che Dio ha eletto a mediatore tra Dio e l’umanità ( cfr Gen 12:2-3; Es 19 19:5-6 ).

 

Nell’evolversi della narrazione, e precisamente al capitolo 19, si sviluppa un altro tema caro alla cultura dell’antico Israele, il tema dell’ospitalità. Al tempo dell’antico Israele l’ospitalità era non già una questione di cortesia, ma di sopravvivenza per popolazioni nomadi o seminomadi del deserto. Non è un caso che nella Legge d’Israele ampio spazio è dato all’obbligo di ospitalità del forestiero  e dello straniero come precetto divino ( cfr. Esodo 22:20; 23:9; Levitico 9:33-34; 24:22 ; Deuteronomio 10:18; 10:19 )

 

Dunque, sintetizzando, la prova finale della malvagità degli abitanti di Sodoma è la loro mancanza di ospitalità nei confronti nei confronti dei due forestieri che trovano rifugio in casa di Lot, nipote di Abraamo ( cfr Gen 19:7-8).

 

Per Lot, a differenza dei sodomiti, l’ospitalità è sacra tanto da essere pronto a sacrificare le sue due figlie pur di tutelare i due forestieri che sono venuti all’ombra del suo tetto. Questa è la discriminante che salverà la vita a Lot e alla sua famiglia e sancirà la distruzione della città.

 

In questa prospettiva sebbene rimanga per noi inaccettabile il comportamento di Lot nei confronti delle sue figlie, il racconto di Genesi 19 ci spinge a riflettere non già sull’omosessualità, ma su un altro tema di tragica attualità: la sorte delle persone straniere e pellegrine nella nostra terra. Oggi come allora l’ospitalità per le molte persone immigrate e richiedenti asilo non è una questione di cortesia, ma di sopravvivenza e i precetti della Legge risuonano come una vibrante condanna delle politiche d’immigrazione e del trattamento riservato alle persone straniere in molti Paesi cristiani. Così anche possiamo comprendere il giudizio del nostro Signore  Gesù Cristo: “ perciò ti assicuro che nel giorno del giudizio Sodoma sarà trattata meno severamente di te” ( Matteo 11:24 ).