LUTERO E GLI EBREI:

Le parole sono pietre – Necessità di una rilettura.

Sunto di "Appunti per una conversazione"

Amicizia ebraico cristiana, Centro di cultura Pascal, Gruppo di studi ebraici

Torino 23.05.2016

 

 

Lutero su questo tema ha avuto un atteggiamento quanto meno contraddittorio e, mentre agli inizi del movimento il riformatore aveva usato espressioni che si possono definire aperte e “liberali”, sul finire della sua vita scrisse parole di fuoco contro gli ebrei.

 

Il guaio è che nei secoli successivi, e in modo particolare sotto il nazismo, proprio queste parole, estrapolate dal contesto, sono diventate una sorta di giustificazione culturale e teologica della Shoà, tanto che quando, al processo di Norimberga, Julius Streicher (il direttore della rivista “Der Sturmer”) era accusato, si difendeva dicendo che non lui, ma Lutero stesso sarebbe dovuto sedere sui banchi degli accusati.

 

“Giustificare” ciò che non è giustificabile ? è importante situare il riformatore di Wittenberg nel quadro storico che gli è proprio.

 

Lutero visse a cavallo tra il medio evo e la modernità, per cui ci si è chiesto spesso se egli sia il primo uomo moderno o l’ultimo medievale: egli vive questo momento di passaggio.

 

Particolarmente importante per comprendere il tema in oggetto è il tipo di lettura che Lutero fa dell’AT. Nella prefazione del 1523, egli apre affermando che «alcuni stimano poco l’AT, come cosa data al solo popolo ebraico, ormai esaurita».

A questi egli ribatte dicendo: «cos’è altro il NT, se non la manifesta predicazione e l’annuncio di Cristo, presupposta dalle affermazioni dell’AT e compiuta in Cristo stesso?». Questo è dunque il centro della sua lettura dell’AT: esso è l’annuncio e la prefigurazione del Nuovo. Gli scritti dell’AT sono «la mangiatoia e le fasce in cui Cristo giace». «Se vuoi interpretare bene e con sicurezza, prendi Cristo dinanzi a te, perché lui è l’uomo a cui tutto va interamente riferito. Così del sommo sacerdote Aronne non devi fare altro che Cristo, come insegna la lettera agli Ebrei […]». Il fondamento ermeneutico di Lutero è la lettura cristologica e da questa non si distaccherà mai.

 

Ovviamente, questo tipo di lettura lo pone in antitesi alla tradizione rabbinica con cui egli, anche nei suoi primi corsi accademici (sui Salmi 1513/15 sulla Lettera ai Romani 1515/16) polemizza aspramente. Va notato un fatto: nelle polemiche, Lutero non risparmia espressioni molto forti, peraltro usuali al suo tempo, che oggi ci lasciano turbati.

 

Partendo dal primato della grazia, il rapporto fra Legge ed Evangelo fa porre a Lutero in  secondo piano la Legge di Mosè e la sua attuazione, rispetto alla fede che è il vero motore della vita del credente.

 

 

In questa prima fase Lutero, mostra tutta una serie di pregiudizi (che osserviamo anche in molti altri autori importanti del tempo, come Erasmo da Rotterdam), però anche segnali di speranza. Infatti nel suo corso sulla Lettera di Paolo ai Romani (commento a 11,22: Considera dunque la bontà di Dio): “… Tali sono i teologi di Colonia che, nel loro stoltissimo zelo, non si vergognano di dichiarare maledetti i Giudei […] E perché? Perché si sono dimenticati che nel capitolo seguente si dice “benedite e non maledite!”. In un altro luogo è detto “Insultati, benediciamo; oltraggiati, porgiamo suppliche”. Vogliono convertire i Giudei con violenza e maledizioni! Ma Dio opponga loro resistenza!».

 

Nel “Commento al Magnificat” (1521) troviamo espressioni simili: «Non dobbiamo trattare duramente i giudei, perché fra di loro ve ne sono ancora di quelli che nel futuro diverranno cristiani e che lo divengono ogni giorno […] Si dica loro la verità con benevolenza: se poi non vogliono accettare li si lasci andare. Quanti sono i cristiani che non rispettano Cristo, che non ascoltano le sue parole, fanno peggio dei pagani e dei giudei, eppure li lasciamo in pace?».

 

 

Questo scritto attirò su Lutero non poche critiche da parte di coloro che lo accusavano di «aver predicato e scritto che Maria, la madre di Dio, non sarebbe stata vergine prima e dopo la nascita di Cristo, ma che lo avrebbe avuto da Giuseppe e dopo di lui avrebbe avuto altri figli. Oltre a ciò avrebbe predicato anche un 'altra eresia e cioè che Cristo sarebbe stato del seme di Abramo».

 

Gesù Cristo è nato ebreo

Per rispondere a tali critiche egli compose nel 1523 un trattatello, polemico fin dal titolo: “Gesù Cristo è nato ebreo. Egli scrive: « voglio riferire le ragioni derivate dalla Scrittura che mi spingono a credere che Cristo sia un Ebreo nato da una vergine in quanto desidero, se possibile, attrarre qualche Ebreo alla fede cristiana. Perché i nostri buffoni i papi, i vescovi, i sofisti e i monaci, rozze teste d'asino, hanno trattato finora gli Ebrei in modo tale che se qualcuno fosse stato un buon cristiano avrebbe di certo desiderato diventare Ebreo.

Anch'io fossi stato un Ebreo e avessi visto balordi e zotici di tal fatta amministrare e insegnare la fede cristiana, sarei diventato un porco piuttosto che un cristiano. Perché si sono comportati con gli Ebrei come se fossero cani e non uomini e non hanno saputo fare di meglio che ingiuriarli e prenderne gli averi. E nel caso in cui li si é battezzati non si é mostrato loro la dottrina e la vita cristiana, ma li si é sottomessi alle elucubrazioni papistiche e fratesche. ( ... ) Ho la speranza che quando ci si comporti con loro amichevolmente e li si istruisca in modo corretto a partire dalla Sacra Scrittura, molti Ebrei possano diventare buoni cristiani e ritornare alla fede dei loro padri: i profeti e i patriarchi. Essi sono nuovamente allarmati se si respingono le loro credenze non lasciando loro assolutamente nulla e si agisce nei loro confronti con arroganza e disprezzo. Se gli Apostoli, che erano anch'essi Ebrei, si fossero comportati con noi gentili come noi gentili con gli Ebrei, non ci sarebbe stato alcun cristiano tra i gentili. Se poi essi hanno trattato noi gentili così fraternamente, dobbiamo a nostra volta comportarci con gli Ebrei in modo fraterno, se vogliamo convertirne qualcuno, perché noi pure non siamo molto avanti nel cammino, senza parlare di aver raggiunto la meta».

 

Nella seconda parte di questo trattato - dedicata agli ebrei - scrive : Poiché, però, abbiamo l'intenzione non solo di rispondere ai vani mentitori che su questi argomenti mi hanno calunniato, ma vorremo anche di buon grado essere utili agli Ebrei in quanto ne desideriamo riportare alcuni alla loro retta fede, che é quella che hanno avuto i loro padri, vogliamo continuare a discutere con loro e proporre a quelli che intendono operare con loro un metodo e dei passi della Scrittura che potrebbero utilizzare nei loro confronti”.

 

Lutero conclude questa seconda parte così: «Se, però, gli Ebrei fossero scandalizzati dal fatto che noi confessiamo il nostro Gesù uomo e pure vero Dio vogliamo porre a tempo debito un forte rimedio a ciò attraverso la Scrittura. All'inizio questo è troppo arduo. Lasciamo che prima succhino il latte e riconoscano innanzi tutto quest'uomo Gesù come il giusto Messia. Poi potranno bere il vino ed imparare anche come sia Dio vero. Perché sono stati traviati troppo profondamene e a lungo, occorre agire con prudenza nei loro confronti in quanto è stato inculcato in modo eccessivo in loro che Dio non può essere uomo. Perciò invitavo e raccomandavo di trattarli con cautela e di istruirli attraverso la Scrittura cosicché alcuni di loro possano avvicinarsi a noi. Ora invece li trasciniamo con violenza e li calunniamo e attribuiamo loro la colpa di aver bisogno di sangue cristiano per non puzzare e non so di quale altra follia in modo da considerarli come cani: come potremmo fare qualcosa di buono per loro? Inoltre il fatto che si proibisca loro di lavorare tra di noi, di esercitare un mestiere e di avere un qualche rapporto umano, spingendoli in tal modo verso l'usura come potrebbe migliorarli? Se li si vuole aiutare occorre praticare nei loro confronti non la legge del papa, ma quella dell'amore cristiano, accettarli amichevolmente, lasciarli cercare un’occupazione e lavorare insieme a noi, affinché guadagnino motivo e spazio per stare tra di noi e per udire e vedere il nostro messaggio e la nostra vita cristiana. Se qualcuno di loro è testardo, che importa? Anche noi non siamo tutti buoni cristiani. Questa volta voglio fermarmi qui fino a quando non abbia visto gli effetti della mia opera. Dio conceda a noi tutti la sua grazia. Amen».

 

Quest’opera ( Gesù Cristo è nato ebreo ) ebbe un notevole successo, pare anche presso gli ebrei del tempo in quanto in un’opera di vasta diffusione si facevano ampie concessioni. E non mancarono rabbini che videro in questo o l’inizio del tempo della fine o la possibilità che i cristiani diventassero ebrei.

 

Certo, l’intento era quello di convertire gli ebrei, ma ciò che mi pare importante è che questo viene fatto non con la violenza e le minacce, ma mostrando loro quale sia la loro fede.

 

 

 

Vent’anni dopo

Passano vent’anni, cruciali per la storia del movimento riformato e per Lutero.

Verso la fine della sua vita, dunque Lutero viveva anche la forte preoccupazione per il movimento che da lui aveva preso origine e che rischiava di crollare sotto i colpi della reazione cattolica, mentre alle porte sussisteva forte la minaccia dell’impero ottomano.

 

Egli si sentiva dunque minacciato da più parti e vedeva attorno a lui levarsi le forze antagoniste del male; vive questi momenti con una forte tensione escatologica apocalittica, in quanto era convinto (e non solo lui) che all’interno della cristianità si stesse preparando la battaglia decisiva nella guerra per Cristo e contro le forze a lui ostili.

Non a caso in alcuni passi mette assieme i turchi, gli ebrei e il papa come Anticristo. Nel 1543, Lutero viene anche colpito negli affetti perché muore dodicenne la sua amata figlia Magdalene, una perdita che lo segnerà profondamente.

 

È dunque in questo contesto che Lutero scrive le sue ultime opere sugli ebrei, quelle in cui si nota una dura inversione di tendenza rispetto alle precedenti.

 

Tutto inizia nel 1538, quando scrive un libello polemico contro i sabbatisti, un gruppo di cristiani giudaizzanti che fiorivano a quel tempo in Pomerania.

 

In seguito, nel 1543, scrive tre trattati contro gli ebrei:

1 - «Sullo Šchem amphoraš [il nome ineffabile] e sulla stirpe di Cristo». Qui Lutero ritiene necessario difendere la persona di Gesù cristo, in particolare di fronte a alcune tradizioni giudaiche, quali le Toledoth Jeshu, che definivano Gesù uno stregone e si facevano beffe delle tradizioni cristiane riguardo alla concezione verginale e la nascita di Gesù.

2 - «Sulle ultime parole di Davide». Qui Lutero fa un’analisi del discorso di addio di Davide riportato in II Samuele 23, 1-7 e ne dà una letture trinitaria, opponendosi in questo modo all’interpretazione rabbinica e riallacciandosi alla tradizione dei Padri della Chiesa, quali Agostino e Attanasio.

3 - e, infine, il più ampio e poi è diventato il più famoso: «Degli ebrei e delle loro menzogne».

 

In quest’ultimo testo egli riprende le accuse di Antonius Margaritha (Ratisbona 1490 – 1550) un contemporaneo di Lutero, figlio e nipote di rabbini e convertitosi al cristianesimo, che aveva scritto un libro dal titolo “L’intera fede ebraica”.

L’opera di Lutero prende anche le mosse da un testo ebraico scritto in risposta alla sua lettera contro i sabbatisti.

Nella seconda parte di questa opera, la più breve ma anche la più terribile, Lutero esorta i cristiani ad esercitare una “carità impietosa”, allo scopo di evitare di farsi complici delle loro cattive azioni. Questa “carità” dovrebbe attuarsi bruciando le sinagoghe, abbattendo le case, bruciando i libri, vietando ai rabbini di predicare, impedire l’usura e sequestrare le ricchezze ed infine mettendo gli ebrei a lavorare per guadagnarsi il pane col sudore della fronte”.

 

Va detto che l’invettiva violenta non è un unicum di Lutero e che Lutero non la usa solo in questo caso. Lo farà nel 1525 contro i contadini e lo farà contro Roma e il papato, contro i Turchi …

La domanda che da tempo gli storici si pongono è: “Che cos’è successo che può aver determinato in Lutero un così deciso cambiamento di atteggiamento?” Ovviamente si possono fare solo delle supposizioni:

 

a) Il fatto che gli ebrei, nonostante i suoi sforzi di aprire i loro occhi ad una lettura (secondo lui) più fedele delle Scritture, non si sono convertiti. Questa è stata la tesi che per prima è stata avanzata e che ancora sembra godere di maggior credito.

 

b) Il fatto che questi leggono la Bibbia secondo la loro tradizione e non secondo l’ermeneutica di Lutero (Garrone): si tratta, dunque, per il riformatore di Wittenberg, di una lotta per la centralità della Bibbia contro la tradizione umana. Lutero dice: “o le profezie si sono avverate (e allora gli ebrei devono convertirsi a Cristo) o non si sono avverate (e allora bestemmiano dicendo che Dio è bugiardo - e questo è inaccettabile e passibile di condanna) ”. È una lotta per la Parola di Dio (che ognuno interpreta secondo i suoi principi…).

 

c) Lutero è vecchio, stanco e malato e preda di sue ossessioni.

 

 

La ricezione di "Degli ebrei e delle loro menzogne". Se il primo scritto su Gesù ebreo aveva avuto un notevole successo, va detto che quest’ultimo ricevette un’accoglienza molto fredda e i principi e i magistrati delle città preferirono mantenere la loro politica di “accettazione a termine” (pagata a caro prezzo) che avevano tenuto fino a quel momento.

 

 

 

Altri riformatori:

Bucero (1491 – 1551) ebbe un atteggiamento più moderato, ma non particolarmente più aperto.

Calvino (1509 – 1564): Diverso fu l’atteggiamento di Calvino, il quale non parla di una teologia della sostituzione, ma di una aggiunta. Scrive anche un testo dal titolo “Risposte alle domande e obiezioni di un certo ebreo” in cui utilizza molti degli argomenti esegetici di Lutero, ma si limita ad una polemica di tipo teologico.

 

 

 

Conclusioni.

L’opposizione non è di tipo razziale, ma teologico (Garrone). Dapprima Lutero pensa di far comprendere agli ebrei che l’adempimento delle promesse è in Cristo e che dunque Gesù va accolto come il Messia. Negli anni 10/20 infatti ha espressioni miti. Ed è solo verso la fine della vita che, rendendosi conto che gli ebrei non si convertono, ha le espressioni forti che sono le più note.

 

Certamente, questo atteggiamento è inescusabile! Però, come dice giustamente Adriano Prosperi, non si può accusare Lutero per l’uso strumentale che è stato fatto delle sue parole, per esempio dal nazismo. L’antisemitismo come lo conosciamo noi oggi nasce nell’ottocento e nel novecento assume le proporzioni disumane che tutti conosciamo.

 

Lo shock della Shoà ha imposto ai cristiani una rilettura della propria tradizione anche teologica, in modo particolare in Germania. La Chiesa Evangelica Tedesca (EKD) ha più volte e a vari livelli espresso la sua condanna non solo nei riguardi delle affermazioni del vecchio Lutero, ma anche della acquiescenza della Chiesa stessa alla propaganda nazista.

 

Il settimanale Riforma delle Chiese metodiste e valdesi ha pubblicato nel numero 22 del 3 giugno 2016 un supplemento dedicato alle prese di posizione delle Chiese evangeliche tedesche sull’argomento.

 

 

Ora, a 500 anni dal 1517, non possiamo limitarci a condannare e a prendere le distanze dalle parole di Lutero occorre (Ribet ) prendere sul serio i due modi differenti di leggere la stessa Bibbia e iniziare un dialogo che non sia soltanto una enunciazione rispettosa delle rispettive tesi e tradizioni, ma un lasciarsi sorprendere dalla Parola di Dio, affrontando i nodi non ancora sciolti.

 

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