INIZIARE UN NUOVO ANNO, OGGI

 

Chiesa Battista di Lugano

 

Come si inizia un nuovo anno? Difficile rispondere. Non viviamo più in un mondo di certezze, dove si tratta solo di realizzare i programmi stabiliti. Anche l’esperienza di fede – come ci ha insegnato Gesù e come ci ha ricordato Lutero – mette in discussione le presuntuose verità di chi si sente giusto, domandando piuttosto conversione, riforma.

 

A quanti si reputavano giusti e ritenevano che le disgrazie capitassero solo ai peccatori, sono rivolte le parole di Gesù a commento di un fatto di cronaca riferitogli, quello dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici. Gesù rispose loro: «Pensate che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, perché hanno sofferto quelle cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti come loro» (Luca 13,1-5).

 

Parola impegnativa per un inizio d’anno. E non solo per l’inizio. Perché ci strappa dal lamento che getta la colpa del male sugli altri, e mai su di noi. E poi, perché ci invita a vivere senza facili certezze: cosa che produce disagio, smarrimento. Per questo siamo tentati di dare ascolto a chi, semplificando la realtà complessa, offre risposte chiare e distinte, grida la sua unica verità come la soluzione di tutti i problemi. E così, ci ritroviamo a dare retta a chi urla di più sulla scena sociale; mentre, a livello individuale, ci affidiamo all’oroscopo per sapere che cosa ci capiterà nel corso dell’anno.

 

Meglio ascoltare quella Parola che si dona “come soffio leggero”. Meglio afferrare le voci sussurrate dai poeti che, come i profeti, non offrono soluzioni ma aprono orizzonti di senso. E lo fanno con un linguaggio evocativo, che lascia a chi li ascolta il compito di affrontare con rinnovato coraggio il mestiere di vivere. Come questo verso di Nizar Qabbani: “Amami senza preoccupazioni / e perditi nelle linee della mia mano”.

Non cercare di leggere la mano, non pretendere di indovinare il futuro e di padroneggiare gli avvenimenti. L’amore procede oltre la paura del non sapere, affronta la vita con la fiducia di chi non teme di perdersi nel mistero del mondo.

 

Tuttavia, l’amore per la vita, anche per quel tratto di esistenza che vivremo in questo nuovo anno, non può dimenticare le fatiche, i conflitti, le sconfitte. Dopo anni di carcere, un altro poeta, Faraj Bayrakdar, condensa la sua dolorosa esperienza in questi versi:

“Siamo tornati a pettinare lettere

dagli occhi disfatti

di dolore per un silenzio maestoso

pugnalato in solitudine”.

Gli occhi stupiti per il ritrovarsi a vivere un nuovo anno, sono già segnati dall’agonia di Aleppo, dalle infinite morti violente che tingono di sangue questo nostro disperato mondo. E anche noi, personalmente, sappiamo che dovremo affrontare fatiche, incomprensioni, dolori. Eppure, come suggerisce il poeta, possiamo sempre pettinare il volto scapigliato della storia; possiamo tornare a prenderci cura di questa vita che, nonostante tutto, desidera vivere.

 

I versi citati sono stati scritti da due poeti siriani contemporanei. E noi li leggiamo in un momento storico delicato, in cui il mondo guarda la Siria morire senza davvero vederla. Noi che siamo tentati di non pensarci, di rimuovere i problemi, sperando in questo modo di poterli neutralizzare.

 

 

Domandiamo al Dio che ci ha posti in questo mondo di non lasciarci travolgere dallo scorrere del tempo, senza consapevolezza, senza neppure accorgerci di quanto succede attorno a noi. Invochiamo il dono di vivere questo 2017, in cui facciamo memoria dei 500 anni della Riforma, come persone in ascolto dell’evangelo, che si lasciano guidare dalla Parola di Dio e sono animate dalla passione per il suo Regno di pace e giustizia. Domandiamo al nostro Signore che riempia i nostri cuori di amore e compassione, per vivere questo nuovo anno come discepole e discepoli di quel Gesù che è venuto in mezzo a noi per mostrarci l’amore e la grazia di Dio.