La preghiera e le mani

 

 

Le mani svolgono un ruolo importante nella preghiera. Lo sapevano bene gli israeliti alle prese con Amelec. “Quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amelec”. Ecco che Aronne e Cur vanno ad aiutare Mosè a tenere la mani alzate in modo che Israele non venisse sconfitto (Esodo 17:11-12).

 

Dio guarda le mani. Se le mani sono pure, egli esaudisce la preghiera, ma talvolta Dio rifiuta di guardare: “Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue" (Isaia 1:15).

 

Le mani alzate verso Dio, accompagnano la preghiera, come si nota in diversi Salmi:

Sal. 28:2 Ascolta la voce delle mie suppliche quando grido a te, quando alzo le mani verso la tua santa dimora”;

Sal. 63:4 “Così ti benedirò finché io viva, e alzerò le mani invocando il tuo nome”;

Sal. 119:48 “Alzerò le mie mani verso i tuoi comandamenti che amo e mediterò sui tuoi statuti”;

Sal. 134:2 “Alzate le vostre mani verso il santuario e benedite il Signore!”;

Sal. 141:2 “La mia preghiera sia in tua presenza come l'incenso, l'elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera”;

Sal. 143:6 “Tendo le mani verso di te; l'anima mia, come arida terra, è assetata di te”.

 

Nella preghiera le mani possono assumere diverse posizioni. Famose sono le mani giunte di Dürer, incisore del tempo della Riforma, orientate verso l’alto, come a indicare il cielo e Dio. Le mani in preghiera possono avere le palme rivolte verso l’alto, in cima alle braccia alzate al cielo, come per protendersi verso Dio, per offrire o per ricevere. Anche le mani con le dita intrecciate si riscontrano in diversi atteggiamenti, spesso di contrizione e di dolore. Meno esibizioniste appaiono le mani semiaperte, poste sulle ginocchia, se seduti, o all’altezza del busto, rivolte verso l’alto, come a raccogliere doni provenienti da Dio.

 

Le mani nella preghiera sono mani nude. Hanno spazio solo per ricevere. Sono mani disarmate, perché nella preghiera non tendono ad offendere ma a riconciliarsi. Servono anche a battersi il petto in atteggiamento di pentimento e di confessione di peccato (Luca 18:10-13). Le mani aperte e ben visibili si mostrano in modo inoffensivo, al contrario delle mani nascoste o chiuse a pugno. Le mani che si presentano a Dio saranno le stesse che si mostreranno al prossimo. Mani aperte, per ricevere e per dare. Tutti abbiamo  bisogno di ricevere, nessuno è autosufficiente in assoluto. Tutti abbiamo qualcosa da dare, qualcosa che non sappia di violenza, ma di aiuto, soccorso e di benedizione.

 

Le mani servono pure per benedire, per confermare e per dare doni spirituali, come nelle consacrazioni. La benedizione impartita con l’imposizione delle mani è una benedizione senza pentimento, che non può essere ritirata, come fu la benedizione di Isacco su Giacobbe (Gen. 27:27-38). Allo stesso modo va considerata con tutta la sua importanza la benedizione che viene impartita nei momenti di consacrazione dei ministri della chiesa o a conclusione del culto quando chi la invoca alza le mani sulla comunità raccolta.

 

Considerare le mani nel momento della preghiera, quando mille pensieri si affollano nella nostra mente, e ci distraggono,  può essere un buon esercizio di concentrazione e contenuto. Guardando le nostre mani, ci chiederemo: cosa contengono le mie mani ? cosa sono pronte a fare ? cosa hanno bisogno di ricevere ? Sono mani rivolte a Dio ? Sono mani purificate dalla grazia ? Sono mani che si possono mostrare aperte a Dio e al prossimo ? Si tratta di domande che ci porremo alla presenza di Dio, nella certezza che egli ci darà quel che abbiamo bisogno per la nostra vita (come i fiori e i gigli del campo e gli uccelli del cielo – Mat  6:25ss), ma anche per l’aiuto che siamo chiamati a offrire al nostro prossimo (Mat 25:31ss).

 

 

 

Past. emerito Salvatore Rapisarda

 

 

 

( 2017 – 04 – 18 )