OGNI STORIA HA LA SUA MUSICA

 

 

Al danese Kaj Munk ( 1888 – 1944 )

 

 

Drammaturgo, regista, attore, pastore protestante

 

 

“Non vi sono che due modi di servire il nemico di Dio, e non si sa quale sia il più pericoloso: uno consiste nell’essere attivi nel male, l’altro nell’essere passivi nel bene”

 

Queste parole pronunciate nella cattedrale di Copenaghen stracolma di gente furono la causa della sua morte, Kaj Munk fu infatti poi ucciso dalla Gestapo e il suo corpo senza vita abbandonato per strada. Era il 4 gennaio del 1944.

 

La Danimarca fu l’unica nazione del mondo durante l’occupazione tedesca in cui non vi furono i collaborazionisti. I loro generali affondarono tutta la loro flotta anziché consegnarla al nemico.

 

La nazione boicottò tutto, sia con azioni non violente che con una serie di attentati dinamitardi.

 

Durante l’occupazione nessun danese comprò mai un solo prodotto di provenienza tedesca, nessuno dei loro operai riparò mai un mezzo degli invasori.

 

Grazie a un cavillo legale fu ritardata di tre anni l’identificazione dei danesi di etnia ebraica.

 

I danesi hanno risposto in modo semplice alla follia nazista:

NO

NON È GIUSTO

A conclusione dello spettacolo i protagonisti ringraziano il pubblico applaudente. Questa immagine si riferisce alla replica di lunedì 29 gennaio 2018. Il pubblico, circa 270 persone, era costituito da alunni/e di alcune scuole superiori della città
A conclusione dello spettacolo i protagonisti ringraziano il pubblico applaudente. Questa immagine si riferisce alla replica di lunedì 29 gennaio 2018. Il pubblico, circa 270 persone, era costituito da alunni/e di alcune scuole superiori della città

Il testo che precede, proiettato sullo schermo del palcoscenico, ha accolto gli spettatori quando sono entrati nella sala del teatro Zō di Catania per assistere alla messa in scena di OGNI STORIA HA LA SUA MUSICA.

 

 

 

Ogni storia ha la sua musica: l'attore Turi Motta nel ruolo di Albert Richter, il ciclista assassinato dalla Gestapo il 2 gennaio del 1940.
Ogni storia ha la sua musica: l'attore Turi Motta nel ruolo di Albert Richter, il ciclista assassinato dalla Gestapo il 2 gennaio del 1940.

Un testo che tendeva a fare immergere mentalmente e fisicamente nell'atmosfera sentimentale e spirituale consona alla giornata della memoria. Lo spettacolo teatrale è stato, in questo senso, uno strumento di testimonianza di  eventi drammatici che hanno mostrato uno dei volti peggiori della storia umana: la follia nazista, la follia fascista.

 

Follia di regimi, di ideologie demoniache che sono state capaci di sedurre non solo i ceti proletari ( i diseredati, i disoccupati, i reduci delusi dela grande guerra ), ma anche il ceto della media borghesia, degli industriali, degli intellettuali e - incredibile - anche quello ecclesiastico. In Germania una parte della chiesa protestante si piegò al  nazismo e in Italia la chiesa cattolica, con il concordato del 1929, di fatto legittimò il regime fascista.

 

Ogni storia ha la sua musica: l'attore Turi Motta nel ruolo di Albert Richter, il ciclista soprannominato il "il tedesco a 8 cilindri" assassinato dalla Gestapo
Ogni storia ha la sua musica: l'attore Turi Motta nel ruolo di Albert Richter, il ciclista soprannominato il "il tedesco a 8 cilindri" assassinato dalla Gestapo

 

Regimi demoniaci che elevando lo Stato a nuovo moloch avevano condotto le persone ad essere ciechi strumenti del dittatore ( Hitler in Germania e Mussolini in Italia ) e del nucleo del suo cerchio magico, privandole della libertà di pensiero, parola, riunione.

 

Regimi demoniaci che per mantenere la coesione e il consenso interno avevano bisogno di porre sull'altare del sacrificio quanti e quante non era facile irregimentare: i malati di mente, gli zingari, gli omosessuali, gli ebrei. Sacrifici giustificati in base a pseudo teorie sull'esistenza delle razze umane, sulla superorità della razza bianca ( meglio ancoar se teutonica ), sulla necessità di purificare la stessa razza bianca.

Ogni storia ha la sua musica: l'attore. regista, commediografo Savì Motta. Nel ruolo di Carmelo Salanitro, il professore antifascista morto a Mauthausen il 23-24 aprile 1945
Ogni storia ha la sua musica: l'attore. regista, commediografo Savì Motta. Nel ruolo di Carmelo Salanitro, il professore antifascista morto a Mauthausen il 23-24 aprile 1945
Ogni storia ha la sua musica: l'attore, regista, commediografo Savì Motta. Recita il ruolo del prof. Carmelo Salanitro, un antifascista ucciso a Mauthausen il 23 - 24 aprile 1945
Ogni storia ha la sua musica: l'attore, regista, commediografo Savì Motta. Recita il ruolo del prof. Carmelo Salanitro, un antifascista ucciso a Mauthausen il 23 - 24 aprile 1945

L’autore del testo, il drammaturgo Savì Manna, ha trattato il tema della shoà in maniera alquanto originale:

Da tre settimane una giovane donna nascosta in un armadio assiste all’apparizione di fantasmi evocati dalla musica di un misterioso violoncello. Per accertarsi che questi non siano solo il frutto della sua fantasia un giorno decide di invitare la sua migliore amica a nascondersi con lei. Insieme le due donne diventano testimoni di queste inquietanti presenze, le cui voci si succedono come in un rituale: ogni volta che il violoncellista suona l’ultima nota del suo repertorio musicale, gli spettri affiorano e raccontano le loro tragiche storie personali. Si riveleranno essere tutte vittime illustri della follia nazista e fascista; uomini e donne che con coraggio si sono opposti in prima persona al disegno criminale dello sterminio degli ebrei. Di fronte a tale orrore, le donne non possono che assistere in silenzio. Sarà un coro a dar loro una voce. Perché in OGNI STORIA HA LA SUA MUSICA solo ai morti spetta il diritto di parola, mentre ai vivi non rimane che la sublimazione del dolore in lirica, o il silenzio.“

Ogni storia ha la sua musica: coriste/i del Coro Nazionale Protestante "Note di Pace". Al coro è affidato il compito da fare parlare i morti per mano della folia nazi - fascista.
Ogni storia ha la sua musica: coriste/i del Coro Nazionale Protestante "Note di Pace". Al coro è affidato il compito da fare parlare i morti per mano della folia nazi - fascista.
Ogni storia ha la sua musica: coriste/i del Coro Nazionale Protestante "Note di Pace". Al coro è affidato il compito di fare parlare i morti per la follia nazi - fascista.
Ogni storia ha la sua musica: coriste/i del Coro Nazionale Protestante "Note di Pace". Al coro è affidato il compito di fare parlare i morti per la follia nazi - fascista.
Ogni storia ha la sua musica: coriste/i del Coro Nazionale Protestante "Note di Pace". Al Coro è stato affidato il compito di dare parola ai morti per la follia nazi - fascista.
Ogni storia ha la sua musica: coriste/i del Coro Nazionale Protestante "Note di Pace". Al Coro è stato affidato il compito di dare parola ai morti per la follia nazi - fascista.

La vicenda di milioni di persone uccise nei campi di concentramento viene data come acquisita da default. L’autore del testo Savì Manna si è concentrato su pochissimi personaggi realmente esistiti, i quali diventano perciò rappresentativi dell’universo delle vittime della follia nazista e fascista: si tratta del ciclista Albert Richter, del professore Carmelo Salanitro, della scrittice Irene Nemirovsky.

 

Ogni storia ha la sua musica: Angela Lorusso ( M° del Coro) e Antonella Guida ( mezzosoprano).
Ogni storia ha la sua musica: Angela Lorusso ( M° del Coro) e Antonella Guida ( mezzosoprano).

 

 

Albert Richter (Colonia, 14 ottobre 1912 – Lörrach, 2 gennaio 1940) è stato un pistard e ciclista su strada tedesco, campione del mondo nella velocità tra i dilettanti nel 1932.

 

Soprannominato Il tedesco a otto cilindri, con i suoi atteggiamenti rifiutò l'assoggettamento della sua figura sportiva al regime nazista. Fu prelevato alla dogana dalla Gestapo, mentre su un treno lasciava la Germania per riparare in Svizzera. Morì poco dopo, ma della sua vera sorte non si è saputo più nulla di certo. Il comunicato ufficiale della Gestapo parlò di "suicidio per impiccagione".

 

Furono due corridori che Richter batteva regolarmente - Werner Miether e Peter Steffes - ad avere un ruolo nella vicenda che portò alla sua morte.

 

 

 

Ogni storia ha la sua musica: Enrico Sorbello ( violoncellista ).
Ogni storia ha la sua musica: Enrico Sorbello ( violoncellista ).

 

Irène Némirovsky (Kiev, 11 febbraio 1903 – Auschwitz, 17 agosto 1942) è stata una scrittrice francese di origine ebraica, vittima dell'Olocausto.

 

Nata in Ucraina, di religione ebraica convertitasi poi al cattolicesimo nel 1939, ha vissuto e lavorato in Francia. Arrestata dai nazisti, in quanto ebrea, Irène Némirovsky fu deportata nel luglio del 1942 ad Auschwitz, dove morì un mese più tardi di tifo. Il marito, Michel Epstein, si attivò per cercare di salvare la moglie inviando un telegramma il 13 luglio 1942 a Robert Esménard (il suo editore del momento), ed a André Sabatier presso Albin Michel proprietario della Casa Editrice Grasset che pubblicò molte opere di Irene, per chiedere aiuto:

 

"Irène partita oggi all'improvviso. Destinazione Pithiviers (Loiret). Spero che voi possiate intervenire urgenza stop Cerco invano telefonare". Anche il marito morì nel novembre dello stesso anno ad Auschwitz. Dal 2005 la casa editrice Adelphi ha iniziato a pubblicare le sue opere.

 

 

 

Ogni storia ha la sua musica: Antonella Guida ( mezzosoprano). A lei è stato il compito di dare parola a Sara Zavattari e a Irene Nemirovsky
Ogni storia ha la sua musica: Antonella Guida ( mezzosoprano). A lei è stato il compito di dare parola a Sara Zavattari e a Irene Nemirovsky

 

Carmelo Salanitro (Adrano, 30 ottobre 1894 – Campo di concentramento di Mauthausen, 24 aprile 1945) è stato un insegnante e politico italiano.

 

Fu un attivo sostenitore del movimento antifascista, prima come consigliere alla Provincia di Catania per il Partito Popolare, poi come semplice insegnante di latino e greco. Lavorò al Liceo Gulli e Pennisi di Acireale e al Liceo classico "Mario Cutelli" di Catania, dove era l'unico docente a non avere la tessera del partito fascista.

 

Durante il suo insegnamento, lavorò contro il fascismo diffondendo dei biglietti che contenevano le verità sull'olocausto e sul regime. Il 14 novembre 1940 fu scoperto e denunciato dal preside del Cutelli, Rosario Verde, dopo che costui aveva trovato dei volantini inneggianti al pacifismo. Il 25 febbraio 1941 il Tribunale speciale per la difesa dello Stato lo condannò per "Propaganda antinazionale, offese al duce e a Hitler" a diciotto anni di carcere, che scontò a Roma nel carcere di Regina Coeli, a Civitavecchia e Sulmona. Trattenuto in carcere dopo la caduta del regime su decisione del prefetto dell'Aquila, Rodolfo Biancorosso, e del direttore del carcere, fu consegnato alle autorità naziste e deportato al Campo di concentramento di Dachau, dove giunse il 13 ottobre 1943, poi, il 6 dicembre 1943, in quello di Mauthausen.

Fu nuovamente trasferito a Dachau nel gennaio del 1944 e a Mauthausen nell'agosto 1944. Fu ucciso in una camera a gas a Mauthausen tra il 23 e il 24 aprile 1945.

 

 

A lui sono dedicati un premio artistico nazionale istituito dal liceo Cutelli, una via a Catania, una via a Tremestieri Etneo ed una via ad Adrano (sua città natale), l'aula consiliare della provincia di Catania e l'Istituto Siciliano per la Storia dell'Italia Contemporanea. La sua statua, ad Adrano, è stata vittima di un grave atto vandalico nel gennaio 2007.

 

Ogni storia ha la sua musica: Antonella Guida ( mezzosoprano). A lei è stato dato il compito di dare parola sia a Sara Zavattari, sia a Irene Nemirovsky.
Ogni storia ha la sua musica: Antonella Guida ( mezzosoprano). A lei è stato dato il compito di dare parola sia a Sara Zavattari, sia a Irene Nemirovsky.

 

Per Savì Manna, che ha portato in scena quest’opera teatrale anche nella qualità di autore dei testi, i tanti morti di quella tragedia nata dalla follia nazi – fascista sono diventati un pensiero ossessivo

 

«Quando leggo, guardo o ascolto racconti sulla Shoah – dice Savì Manna – mi sento raggelare il sangue. Quest’apocalisse non è solo legata a un popolo, ma all’umanità intera. Si stima che 12 milioni di esseri umani (ma alcune fonti parlano addirittura di 18 milioni) siano stati uccisi brutalmente perché ebrei, portatori di handicap, malati di mente, Testimoni di Geova, omosessuali, rom, sinti o dissidenti politici. E in questi numeri catastrofici ci sono anche bambini… tanti bambini. Non voglio sembrare provinciale, ma stiamo parlando di un numero di persone pari a tutti gli abitanti della Sicilia moltiplicati per due o per tre. Forse con questo lavoro cerco di purificarmi da questo pensiero ossessivo, o forse spero di espandere questa mia catarsi anche agli altri. Ora più che mai i segnali che provengono dall’Europa, e dal mondo in generale, non fanno ben sperare, quindi non possiamo e non dobbiamo permettere alla stupidità e alla brutalità umana di prendere nuovamente il sopravvento, e l’unica arma in nostro possesso è ricordare. Perché la memoria non è guardare al passato, ma al futuro».

 

Foto ricordo a conclusione delle tre recite.
Foto ricordo a conclusione delle tre recite.

 

Savì Manna, catanese classe 1971, è autore, attore e regista teatrale. Dopo aver fatto parte della compagnia di artisti di strada Batarnù, ha lavorato nella compagnia di Carmelo Vassallo mettendo in scena gli spettacoli Donna Nedda e Lupo. È autore, regista e interprete di spettacoli di successo come Turi Marionetta 2009, Importante, molto importante (la trilogia) 2012 (da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Alessandra Pescetta); Patrizzia, la vera storia di una sensation seeker 2015. Savì Manna ha vinto diversi premi di drammaturgia, tra cui il Festival Potenza Teatro nel 2010 e il Premio Vernacolo Bordighera nel 2014.

 

 

Lo spettacolo, che ha avuto grande successo di pubblico, è stato replicato domenica 28 gennaio e lunedì ( orario AM per le scuole ) 29 gennaio.

 

 

 

 

 

2018-01-31