Scheda esegetica: da Romani 1:18-27 e ss.

 

 

Abstract:

Paolo argomenta che i pagani sono colpevoli di non aver riconosciuto Dio come Signore e creatore e perciò sono stati abbandonati a compiere anche azioni “contro natura”.

La preoccupazione di Paolo è per una relazione con Dio ordinata secondo la linea enunciata nel Levitico: per tutto il periodo del Medio giudaismo l'omosessualità è stata considerata come una punizione divina legata all'idolatria.

La lista dei peccati, in questo senso, è molto lunga e riguarda ogni sorta di "mescolanza" o "contaminazione".

Secondo l’apostolo Paolo la natura non coincide con la creazione, perché la creazione stessa geme ed è in travaglio. Il concetto di “contro natura” in Paolo è definito in relazione alla cultura, agli usi e ai costumi del suo tempo.

 

Tuttavia Paolo riconosce che Dio può cambiare quanto è apparentemente lo stato naturale delle cose e sovrapporre a questo il suo disegno di amore e di salvezza per l’intera umanità.

 

 

1 Romani 1:18-27

L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen.

Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento.

 

Analisi del testo:

a) l’argomento generale del discorso di Paolo non è l’omosessualità, bensì la situazione dei goym, non-ebrei peccatori “privi della gloria di Dio”, del resto quanto i giudei ( v. Romani 3,22b-23), ma ben più di questi allenati da Dio, non essendo in grado di riconoscerlo e adorarlo.

Il peccato messo in rilievo è quindi l’incapacità umana di adorare e ringraziare Dio, da cui la conseguenza dell’idolatria (adorazione di immagini di creature).

b) La pratica dell’omosessualità femminile e maschile, in questo testo, è considerata una manifestazione dell’ira di Dio ( cioè una conseguenza del peccato, ovvero la punizione di un peccato e non un peccato in sé ) che punirebbe l’idolatria dei goym abbandonandoli all’impurità scatenata dai loro “desideri” ( epithymial v. 24 traduzione neutra TILC, traduzione Diodati “concupiscenze”), diversi da quelli degli ebrei. È chiaro che questo comporta disprezzo etnico-religioso della cultura e dei costumi dei goym nel suo insieme.

c) Questo brano, quanto al genere letterario, non contiene a stretto rigore un divieto o un insegnamento etico/morale, anche se è innegabile che Paolo disapprova i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, considerandoli una perversione.

d) Il motivo di questo giudizio negativo di Paolo può essere individuato almeno in tre fattori:

1. Il generale pregiudizio giudaico verso i costumi greco-romani, del resto giustificato dalle modalità degli atti omosessuali del tempo, quando il rapporto non avveniva se non raramente tra persone di pari dignità, bensì assumeva perlopiù la configurazione di un rapporto di forza e non di amore spesso infatti si verificava o tra un signore e uno schiavo, costretto in quanto subalterno, o tra un maschio adulto con un fanciullo ( pederastia). D’altronde questi rapporti non escludevano un comportamento erotico solitamente eterosessuale.

2. L’idea diffusa che chiunque cercasse un partner del proprio sesso operasse sempre e comunque una scelta deliberata e non seguisse un orientamento sessuale determinato da vari fattori biologici, psicologici o sociali:

3. L’altra idea di stampo patriarcale per cui, vedendo nel partner maschio l’elemento “attivo” e quello “passivo” nella femmina i rapporti omosessuali tra maschi apparissero come una degradazione del maschio a femmina, mentre quelli tra donne facevano temere l’usurpazione del ruolo attivo da parte di una delle femmine ( è questa almeno una possibile spiegazione del discusso paraphysin “contro natura” che può anche far riferimento ad atti sessuali non procreativi).

 

1.1. Contesto:

Il brano prima riportato si situa subito dopo il v. 17 del primo capitolo dell’epistola ai Romani, considerato il caposaldo della teologia paolina.

Paolo scrive alla comunità di Roma, che conosce in parte, esordendo con una dura invettiva contro i pagani e contro gli ebrei, per arrivare infine alla conclusione che TUTTI hanno peccato e non c’è nessun giusto. I pagani sono colpevoli di non aver riconosciuto Dio come Signore e creatore e Dio li ha abbandonati ad azioni “contro natura”.

 

1.2. Che cosa intende Paolo quando parla di “contro natura”?

Per Paolo la natura non coincide con la creazione, perché la creazione stessa geme ed è in travaglio come scrive al cap.8.

Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev'essere manifestata a nostro riguardo. Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l'ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio. Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo. Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora? Ma se speriamo ciò che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza.

 

Romani 2:11-16 e I Corinzi 11:13-15 ci aiutano a comprendere.

Romani 2:11-16

perché davanti a Dio non c'è favoritismo. Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge; perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che l'osservano saranno giustificati. Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda. Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo.

 

I Corinzi 11:13-16

Giudicate voi stessi: è decoroso che una donna preghi Dio senza avere il capo coperto? Non vi insegna la stessa natura che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, per lei è un onore; perché la chioma le è data come ornamento. Se poi a qualcuno piace essere litigioso, noi non abbiamo tale abitudine; e neppure le chiese di Dio.

 

La natura, qui per Paolo, coincide con i costumi umani: le cose che si fanno per consuetudine e che vengono considerati, appunto, “naturali”, ma che attengono alla cultura, agli usi e ai costumi. ( rispetto al brano di 1 Corinzi il contesto immediato ci rivela ciò che l’apostolo riteneva secondo natura per una donna e che cosa no. Da questo le chiese hanno preso le distanze).

 

Ad un certo punto, però, Paolo cambia sfumatura della sua idea di natura e introduce un “contro natura” anche per Dio.

Romani 2:26.29

Se l'incirconciso osserva le prescrizioni della legge, la sua incirconcisione non sarà considerata come circoncisione? Così colui che è per natura incirconciso, se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge. Giudeo infatti non è colui che è tale all'esterno; e la circoncisione non è quella esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode proviene non dagli uomini, ma da Dio.

 

Romani 11:24

Infatti se tu sei stato tagliato dall'olivo selvatico per natura e sei stato contro natura innestato nell'olivo domestico, quanto più essi, che sono i rami naturali, saranno innestati nel loro proprio olivo.

 

Efesini 2:1-7

Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù, per mostrare nei tempi futuri l'immensa ricchezza della sua grazia, mediante la bontà che egli ha avuta per noi in Cristo Gesù.

 

Natura può dunque anche semplicemente designare l’essere nati ebrei o pagani. “Dio cambia quello che è apparentemente lo stato naturale delle cose per sovrapporre a esso il suo disegno di amore e di salvezza per l’umanità intera” (#)

 

1.3 Corruzione e disordine sessuale

La preoccupazione di Paolo riguarda una relazione con Dio ordinata: è una preoccupazione che si colloca nella scia del Levitico, che ( a partire dal periodo del Medio giudaismo ) ha sempre considerato l’omosessualità come una punizione divina legata all’idolatria. La lista dei peccati, in questo senso, è molto lunga e riguarda ogni sorta di “mescolanza” o “contaminazione”.

 

Va ricordato inoltre, che una caratteristica che rende “peccato” l’omosessualità è il farsi “donna” dell’uomo: abbassarsi quindi a un grado inferiore della propria “natura”.

 

Quanto e in che modo è per noi accettabile oggi un simile ragionamento?

 

Storicamente, un sempre maggiore sospetto nei confronti della sessualità non finalizzato alla procreazione, come fonte di disordine, ha portato a considerare la sessualità legittima solo all’interno della coppia eterosessuale e se finalizzata alla procreazione.

 

Ai fini della nostra analisi la domanda che possiamo porre è:

- come interagiamo, oggi, con questo pensiero dell’apostolo Paolo?

- in che modo possono concorrere altri suoi scritti che scompigliano tutto il quadro descritto ( vedi giustificazione per fede ) o che fanno un discorso simile per gli schiavi ( cfr. Onesimo in Filemone ) o per le donne?

  

( # ) Nofke Eric, “perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami”. Protestantesimo 2016/71  pag. 201

 

 

N.B.  Le note di questa scheda sono frutto di un seminario, a cura del DT dell’UCEBI, sul tema dell’omoaffettività svoltosi a Lentini il 10 marzo 2018.

 

 

2018-03-20