DIZIONARIO MIGRAZIONI

 

Accoglienza – sistema

Il sistema di accoglienza in Italia opera su due livelli:

- prima accoglienza, che comprende gli hotspot e i centri di prima accoglienza;

- seconda accoglienza, il cosiddetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).

 

Però non fila tutto liscio. I beneficiari del sistema di accoglienza (richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione sussidiaria e umanitaria) sono aumentati a dismisura dal 2014, a causa del numero crescente di arrivi via mare in Italia di persone che fanno domanda di asilo, entrando quindi nel sistema di accoglienza.

Non solo. Il programma SPRAR per funzionare bene, garantendo una reale accoglienza e integrazione nel territorio, ha bisogno dell’adesione dei comuni, che i comuni diano cioè la loro disponibilità a gestire un progetto di accoglienza sul proprio territorio.

Moltissimi comuni non lo vogliono fare, nonostante i progetti siano pagati con soldi dello Stato. Non lo vogliono fare per ragioni politiche. In passato perché erano di un altro colore politico rispetto al governo pro-tempore, ovvero perché non vogliono assumersi la responsabilità di avviare un progetto che porta “i profughi” a contatto con i propri elettori

 

Per questo sono stati introdotti i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), concepiti come strutture temporanee da aprire nel caso in cui si verifichino “arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti” (Decreto Legislativo 142/2015, art. 11) che non sia possibile accogliere tramite il sistema ordinario.

 

A differenza dei progetti SPRAR, gestiti da enti non profit su affidamento dei comuni, i CAS possono essere gestiti sia da enti profit che non profit su affidamento diretto delle prefetture. Ogni prefettura territoriale pubblica quindi delle gare d’appalto periodiche per l’assegnazione della gestione dei posti in modalità CAS.

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Circolare del Ministero dell’Interno (4 luglio 2018 ) “Il riconoscimento della protezione internazionale e la tutela umanitaria”.

Il titolare del Viminale – Matteo Salvini - chiede alle commissioni territoriali per il riconoscimento del diritto di asilo un giro di vite sulla concessione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. Una forma di protezione che viene concessa ai migranti che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità, ad esempio a causa di una malattia fisica o mentale, per le violenze e le torture subite in Libia, alle neo-mamme. In alcuni casi viene anche concesso ai richiedenti asilo che hanno un buon percorso di inserimento lavorativo e sociale. Il ministero dell’Interno invita quindi le commissioni territoriali a operare nel “più assoluto rigore e scrupolosità” al fine di garantire una funzione che si presenta “essenziale nel più ampio contesto di gestione del fenomeno migratorio, a salvaguardia degli interessi primari della collettività oltre che dei diritti dei richiedenti”.

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Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale

Valuta le domande di asilo. È composta da un funzionario della prefettura ( viceprefetto ) che svolge la funzione di “presidente della commissione” e uno della polizia, un rappresentante dell’ente locale e un rappresentante dell’Unhcr.

In caso di parità nella votazione il voto del presidente vale doppio.

La Commissione può decidere di riconoscere lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o umanitaria, oppure rigettare la domanda.

Prima ancora della Circolare del 4 luglio 2018 l’indicazione data alle commissioni è stata di esaurire l’audizione del richiedente e la decisione entro un’ora, “un tempo assolutamente inadeguato per ascoltare ed esplorare le ragioni per cui una persona chiede protezione internazionale” ( avvocato Nazzarena Zorzella, del foro di Bologna).

In Italia ( dati Luglio 2018 ) il numero di commissioni territoriali è di 50.

 

Domande asilo in Italia nel 2017. Esiti.

Nel 2017 su 130mila richiedenti asilo e 80mila domande esaminate, l’8% ha ottenuto lo status di rifugiato, l’8% la protezione sussidiaria e il 25% ( 20.1566 ) quella umanitaria. Il 58% ha visto rifiutarsi la domanda.

Nel 2016 hanno ottenuto la protezione umanitaria il 21%  ( 18.979 ) del totale.

Nei primi cinque mesi del 2018, invece i permessi di soggiorno per motivi umanitari sono stati 11.306, pari a circa il 28% del totale dei casi esaminati.

 

 

Missione Sophia

L'operazione Sophia, ufficialmente denominata

European Union NAVal FORce Mediterranean

(in italiano: Forza navale mediterranea dell'Unione europea)

e conosciuta anche con l'acronimo EUNAVFOR Med, è un'operazione militare lanciata dall'Unione europea in conseguenza dei naufragi avvenuti nell'aprile 2015 che hanno coinvolto diverse imbarcazioni che trasportavano migranti e richiedenti asilo dalla Libia. Lo scopo dell'operazione era quella di neutralizzare le consolidate rotte della tratta dei migranti nel Mediterraneo. La sede operativa è situata a Roma.

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Movimenti primari e secondari

I “movimenti primari” indicano la rotta percorsa dai migranti per sbarcare nell’Ue dal Paese d'origine.

I “movimenti secondari” sono il passaggio da uno Stato Ue all'altro di persone in attesa di asilo nel Paese di primo arrivo. Un’opzione non ammessa dal regolamento di Dublino.

 

Protezione sussidiaria.

È la protezione che può ottenere un richiedente asilo, che non può dimostrare di essere a rischio di persecuzione personale, ma rischia comunque di subire un grave danno (condanna a morte, tortura, conflitti armati) nel suo Paese. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria ha una durata di 5 anni.

 

Protezione umanitaria.

È una forma residuale di protezione per quanti non hanno diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, né alla protezione sussidiaria. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari viene rilasciato dal questore, a seguito di raccomandazione della Commissione territoriale, quando ricorrono serie ragioni di carattere umanitario, come motivi di salute o di età, oppure in presenza di vittime di episodi di violenza o disastri ambientali, carestie. Ha una durata di 2 anni, è rinnovabile.

L’istituto della protezione umanitaria (introdotto nel 1998 dalla legge “Turco-Napolitano” e successivamente confluito nel Testo Unico Immigrazione, articolo 5 comma 6) è stato previsto dal legislatore con l’obiettivo di dare tutela a quelle situazioni “che non trovano compiuta corrispondenza in quelle astratte previste dal Testo Unico dell’Immigrazione”, come si legge in una scheda curata da Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione).

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Regolamento di Dublino.

L’attuale regolamento di Dublino (604/2013) è il regolamento Ue che «stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide».

In altre parole, la legge che definisce quale paese debba prendere in carico la protezione di un richiedente asilo.

Entrato in vigore il gennaio 2014, il regolamento Dublino III stabilisce che il Paese competente per l’esame della domanda d’asilo è quello di primo ingresso nel territorio Ue.

 

Reinsediamenti

Sono i trasferimenti dei migranti riconosciuti bisognosi di protezione internazionale da un Paese extra-Ue a un Paese Ue dove sono ammessi per motivi umanitari o con lo status di rifugiati. È un canale di immigrazione regolare e sicuro. Rientra in questa categoria lo strumento dei «corridoi umanitari».

 

Ricollocamenti

Sono appunto i trasferimenti da un Paese all’altro, all’interno dell’Ue, dei migranti che rientrano nella categoria dei richiedenti asilo in base a un sistema di quote fissato a livello europeo.

 

Rifugiato/a.

In base alla Convenzione di Ginevra è rifugiato chi è perseguitato o teme di essere perseguitato nel proprio Paese per motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a uno specifico gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche. Ha diritto a un permesso di soggiorno della durata di 5 anni, rinnovabile.

 

Rimpatri

I migranti vengono rimpatriati da un Paese Ue verso il Paese di origine quando non sussistono le condizioni per l’accoglimento della richiesta di asilo o per altri motivi di ordine pubblico.

Sono due i problemi principali che impediscono il ricorso più massiccio allo strumento del rimpatrio:

a) il costo (si parla in media di 1.200-1.300 euro a straniero cui vanno aggiunti i costi per il personale di polizia che deve accompagnarlo e che portano a triplicare la cifra finale);

b) l’accordo con i Paesi di origine; l'Italia ha siglato intese per i rimpatri con Tunisia, Egitto, Nigeria, Sudan e Gambia. Senza l’ok degli Stati di provenienza, i migranti non possono ovviamente essere rimandati in patria.