Non solo Lutero: il problema dei rapporti tra il protestantesimo e gli ebrei. Il contesto dell’epoca e le prime autocritiche delle chiese evangeliche.

Daniele Garrone ( * )– Da Riforma n. 22/2016

Il giubileo della Riforma, in primo luogo metterà al suo centro non Lutero ma l’intera Riforma; in secondo luogo avrà una dimensione ecumenica; in terzo luogo porrà attenzione al problema dell’atteggiamento delle chiese protestanti nei confronti degli ebrei.

 

ebrei eretici ( stampa del XV secolo )
ebrei eretici ( stampa del XV secolo )

 

Il cinquecentenario della Riforma del 2017 sarà per molti aspetti certamente assai diverso dagli anniversari che lo hanno preceduto.

Da un lato, si è fin dall’inizio sottolineato che si intenderà, anche in Germania, mettere al centro dell’attenzione non tanto e non solo la figura di Martin Lutero, quanto la Riforma del XVI secolo nel suo complesso e in tutte le sue articolazioni.

Anzi, a ben guardare, le Riforme. Le celebrazioni non saranno caratterizzate confessionalmente, e in questo si manifesterà appieno il cammino svolto dopo che nel 1973, a Leuenberg presso Basilea, le Chiese protestanti d’Europa hanno superato le reciproche sconfessioni che luterani e riformati si portavano dietro più o meno dal tempo della Riforma.

Ci sarà certamente anche una dimensione ecumenica, sostenuta anche dalla consapevolezza che la stessa Chiesa di Roma è stata influenzata dal movimento a cui Martin Lutero ha dato avvio.

Incontro ecumenico a Lund ( 2016 )
Incontro ecumenico a Lund ( 2016 )

 

Un terzo fattore è però da sottolineare qui:

come mai prima, il problema dell’atteggiamento protestante nei confronti degli ebrei sarà un tema centrale. Che questa nuova dimensione fosse ineludibile, sia sul piano storiografico sia su quello teologico, era già apparso chiaro intorno al 1983, cinquecentenario della nascita (1483) del riformatore tedesco. Varie dichiarazioni ecclesiastiche presero posizione contro le affermazioni antiebraiche di Martin Lutero. Questo processo di consapevolezza e di elaborazione critica è parte di un cammino che ha coinvolto in particolare le Chiese evangeliche tedesche a partire dagli anni ‘60 del secolo scorso, con una intensificazione a partire dagli anni ‘80.

 

Non soltanto si è riflettuto sulla corresponsabilità nella Shoah, ma si è assunto il peso dell’antigiudaismo teologico cristiano e delle sue articolazioni protestanti.

 

Di grandissima rilevanza, anche ecumenica, fu in particolare la dichiarazione sinodale approvata nel 1980 dalla Chiesa evangelica della Renania con il titolo Conversione e rinnovamento. Successivamente, varie Chiese evangeliche tedesche (Landeskirchen) hanno inserito nel preambolo dei loro ordinamenti ecclesiastici quello in cui si riassume ciò che la chiesa crede e la qualifica come cristiana, una formulazione in cui il rapporto con Israele è presentato in termini positivi. 

 

 

Esiste indubbiamente un «caso Lutero».

Più di altri esponenti della Riforma egli espresse in scritti appositi la sua polemica contro l’ebraismo, con toni sempre più accesi. Lui che aveva messo al centro della sua opera il riferimento all’Antico Testamento letto in ebraico, come testimonianza a Cristo, non riusciva ad ammettere che gli ebrei, il cui pensiero aveva scoperto grazie alle esposizioni esse stesse polemiche di ebrei convertiti, potessero leggere diversamente la loro Bibbia, se non per malafede o addirittura per influenza diabolica. Di qui l’animosa polemica e gli scritti sempre più duri dell’ultimo decennio della sua vita.

Questi testi non ebbero certamente la diffusione e la ricezione, entrambe enormi, di altre sue opere; furono «riscoperti» e strumentalizzati all’epoca del nazismo. Di qui si sviluppò nella pubblicistica l’ipotesi di una sorta di filo diretto «da Lutero a Hitler», che si è però mostrato non reggere. L’immediata associazione di Lutero al tema dell’antigiudaismo protestante è anche, infine, dettata dal fatto che le riflessioni e le ricerche più approfondite sul tema sono state condotte in Germania e, in Germania, Riforma vuol dire immediatamente e soprattutto Lutero.

Numero stimato di Ebrei prima della II Guerra Mondiale (in nero) e numero stimato delle vittime della Shoah (in rosso)
Numero stimato di Ebrei prima della II Guerra Mondiale (in nero) e numero stimato delle vittime della Shoah (in rosso)

 

Approfondimenti.

Ne approfitto per segnalare che chi volesse approfondire il rapporto tra Lutero e gli ebrei, può leggere uno dei suoi testi più rilevanti, Degli ebrei e delle loro menzogne, nella ottima traduzione di Adelisa Madena, con introduzione di Adriano Prosperi, Einaudi, Torino 20082 e il documentatissimo, ma al tempo stesso ben leggibile, saggio di Thomas Kaufmann, Gli ebrei di Lutero, che l’editrice protestante Claudiana ha appena pubblicato e che è stato presentato il 14 maggio al Salone del libro di Torino.

 

 

Una tradizione polemica e discriminatoria fin dal II secolo.

Detto questo, la riflessione protestante e quella ecumenica non possono però per così dire «isolare» Lutero. Egli si iscrive, da un lato, in una tradizione polemica e discriminatoria che ha percorso tutta la storia della cristianità fin dal II secolo della nostra era, se non ha radici addirittura in alcune pagine del Nuovo Testamento. Nella sua polemica antiebraica Lutero non è solo, con lui ci sono grandi padri della chiesa, ad esempio, e la maggioranza dei suoi contemporanei.

 

 

Sarebbe però sbagliato anche isolare Lutero sul fronte della Riforma.

Tutti sanno ormai che egli rivolse consigli alle autorità per la distruzione delle sinagoghe, la confisca dei libri ebraici e l’espulsione degli ebrei.

Martin Bucero rivolse indicazioni analoghe al langravio d’Assia, pronunciandosi contro la tolleranza degli ebrei nel suo territorio.

Lo stesso atteggiamento ebbe H. Bullinger, più tardi, in risposta a un interlocutore che gli chiedeva se fosse lecito tollerare gli ebrei in territorio cristiano.

Non conosciamo la risposta di Calvino a un quesito analogo, ma scrisse anch’egli una confutazione del pensiero ebraico e non lesinò affermazioni pesantemente polemiche contro gli ebrei nelle sue predicazioni.

 

Insomma, la presa di distanza dagli scritti antiebraici di Lutero non può che essere un aspetto, di una rivisitazione critica, in prospettiva storica, di tutta la nostra eredità di chiese delle Riforma.

 

Non si tratta di rimproverare ai riformatori di non aver avuto quelle posizioni a cui noi siamo giunti soltanto dopo la dissoluzione del corpus christianum, dopo l’Illuminismo e le sue acquisizioni liberali, dopo almeno due secoli di lettura storico-critica della Bibbia e, non dimentichiamolo, dopo la Shoah, cioè dopo che chi era stato per quasi due millenni oggetto di diffamazioni, discriminazioni e persecuzioni, è stato condotto al macello. Si tratta di rivedere il nostro rapporto con quella storia e con la sua eredità.

 

 

* docente di Antico Testamento alla Facoltà valdese di Teologia – Roma

 

2017-01-28