1     CALVINO UMANISTA

 

 

Nato nel 1509 a Noyon in Piccardia, Jean Calvin compie gli studi a Parigi, Orléans e Bourges conseguendo il titolo di dottore in legge.

Attratto però dagli studi umanistici si trasferisce a Parigi dove frequenta il Collége Royal aperto da Francesco I: qui pubblica il suo primo lavoro, un commento al trattato di Seneca sulla clemenza.

Entra in contatto con il movimento evangelico che si sta diffondendo per influenza della Riforma luterana; ne accoglie il programma diventando luterano. 

La reazione delle autorità contro la nuova fede lo costringe però all’esilio. Stabilitosi a Basilea nel 1536, si impone all’attenzione con la sua Institutio Christianae Religionis. In quest’opera vengono esposti per la prima volta, in termini sintetici, i principi della Riforma.

Duchessa Renata di Francia (  25/10/1510 – 15/06/1575 )
Duchessa Renata di Francia ( 25/10/1510 – 15/06/1575 )
Guillaume Farel
Guillaume Farel

Compie un breve soggiorno a Ferrara, ospite della duchessa Renata di Francia, simpatizzante per la nuova teologia; al rientro transita da Ginevra dove Guillaume Farel lo convince a fermarsi per collaborare al progetto di Riforma.

 

 

 

 

 

2     UNA PICCOLA REPUBBLICA

 

 

Ginevra è una piccola repubblica sotto la signoria di un vescovo imperiale. Dagli inizi del secolo lotta contro i duchi di Savoia per la propria Indipendenza, con l’appoggio di Berna.

Diventato evangelico nel 1520, questo cantone sostiene anche la diffusione della Riforma in città, dove nel 1535, dopo vivaci dibattiti, l’assemblea popolare vota la soppressione della messa e la predicazione del Vangelo.

Guillaume Farel (Gap 1489 – Neuchatel 13 settembre 1565 )
Guillaume Farel (Gap 1489 – Neuchatel 13 settembre 1565 )

Il vescovo si ritira, convinto che i ginevrini torneranno alla fede tradizionale, ma i magistrati non recedono e affidano invece a Guillaume Farel e Jean Calvino il compito di dare alla chiesa un nuovo assetto. Le loro misure, forse troppo radicali, provocano però una reazione e sono espulsi dalla città.

Dopo un soggiorno di due anni a Strasburgo, dove la Riforma (stabilita da anni ad opera di Martin Bucero) ha trasformato la città, Calvino viene richiamato dai ginevrini.

Egli riprende così il suo progetto con un ricco bagaglio di esperienze e di cultura.

La città di Ginevra nel 1550 in una xilografia della Cosmographia di Sebastian Munster.
La città di Ginevra nel 1550 in una xilografia della Cosmographia di Sebastian Munster.

 

 

 

 

 

 

3     UNA “SOCIETÀ CRISTIANA”

 

In accordo con i magistrati, Calvino intende anche riformare Ginevra sulla base della legge divina, mantenendole però il suo carattere di città cristiana. A questo scopo suggerisce una serie di provvedimenti : vengono promulgate le Ordonnances, un regolamento della vita cittadina, di cui il Consistoire, organo disciplinare, deve verificare l’attuazione; viene pubblicato un catechismo per l’insegnamento della nuova fede; vengono aperte scuole per tutti e l’ospizio per i malati.

I magistrati e Calvino hanno però visioni diverse. I primi, esponenti della borghesia ginevrina, ragionano in termini localistici e, come i loro colleghi svizzeri, considerano la chiesa un elemento della vita civile che rientra nella loro giurisdizione.

Calvino invece, francese e ispirandosi alla sua cultura, pensa in termini europei e rivendica per la chiesa una piena autonomia.

 

 

 

 

 

4 GINEVRA DIVENTA CAPITALE

 

Le elezioni del 1555, con la vittoria del “partito” calvinista, segnano una svolta: la città si avvia a diventare quello che resterà nei secoli, la capitale di una comunità religiosa di dimensione mondiale, una “Roma protestante”, senza autorità ma di grande autorevolezza spirituale.

 

È la centrale operativa dove viene programmata la seconda ondata della Riforma, che succede alla prima, luterana, e tocca i paesi fuori dell’area germanica: Scozia, Francia, Polonia, Paesi Bassi. 

È una scelta di formazione dove fanno il loro apprendistato i giovani che organizzano le nuove chiese, con forte coscienza ecclesiale nei confronti dei poteri politici e spirito innovativo.

 

È un rifugio per gli evangelici che fuggono la repressione dei paesi cattolici e rinnovano l’economia locale facendone un centro tipografico di prim’ordine. 

È un esempio di riforma scolastica col suo Collège di studi secondari e la sua Académie universitaria affidata all’umanista Teodoro di Beza.

 

 

 

 

 

 

 

5 GINEVRA E GLI ITALIANI

 

Il progetto calviniano si impone a Ginevra grazie alla forte presenza di immigrati francesi e italiani, più numerosi i primi, più qualificati i secondi.

 

Questi ultimi costituiscono una comunità importante, che conta migliaia di fedeli; chiesa autonoma con un proprio locale di culto, un pastore, un consiglio di anziani che gestisce una borsa dei poveri.

 

Essi mantengono fra loro la lingua d’origine, tanto che Giovanni Diodati, professore di teologia nel Seicento, saprà ancora usarla per la sua traduzione della Bibbia, divenuta famosa.

Tra questi esuli vi sono ecclesiastici: Bernardino Ochino generale dei cappuccini, Gian Luigi Pascale martire a Roma, Scipione Lentolo. Uomini di cultura: Giulio Cesare Pascale ( messinese ) che tradurrà l’Istituzione; il giureconsulto Matteo Gribaldi. Imprenditori: le famiglie lucchesi Balbani, Diodati, Burlamacchi, Turrettini, che introducono a Ginevra l’industria tessile e l’attività bancaria e forniscono nelle generazioni successive i maggiori teologi per l’Accademia. 

 

Patriarca della colonia è il marchese Galeazzo Caracciolo, napoletano, diplomatico alla corte di Carlo V, che ha abbandonato tutto per la fede evangelica.

 

 

 

 

 

6 CALVINO E LA BIBBIA

 

Conosciuto come riformatore di Ginevra, Calvino è uno studioso della Bibbia di eccezionale acume e come tale va ricordato.

 

Lo è anzitutto sul pulpito, dove svolge con passione l’incarico affidatogli di spiegare le Scritture al popolo. Come umanista è affascinato dal testo, come pastore è convinto che la Bibbia torni ad essere Parola di Dio quando è predicata ai credenti. È un maestro altrettanto efficace anche nelle lezioni pubbliche in cui commenta i libri biblici ad un livello superiore.

Due elementi caratterizzano la sua lettura della Scrittura. Mentre i teologi cattolici continuano a riferirsi al testo latino, egli usa, come è doveroso, quelli originali: ebraico e greco.

 

Riguardo al contenuto, dà una lettura unitaria del messaggio biblico. Il suo centro è naturalmente l’opera di Cristo, di cui i due Testamenti sono testimonianza, che lo precedono e che lo seguono, ma entrambi sono da leggersi come Parola di Dio dal punto di vista del messaggio e dell’autorità.

 

 

7         CALVINO POLEMISTA

 

Una parte rilevante degli scritti di Calvino è costituita da opere polemiche. Il suo progetto di dare alla chiesa di Ginevra una forma evangelica si scontra infatti con molti oppositori su diversi fronti.

Vi è naturalmente quello cattolico che si sta riorganizzando con il Concilio, i cui primi decreti sono oggetto di una sua risposta tempestiva.

Sul fronte opposto si collocano gli intellettuali, detti “libertini”, di cultura razionalista su posizioni scettiche, che criticano dottrine quali la Trinità, la provvidenza, la divinità di Cristo.

A muovere critiche alla Riforma da posizioni radicali sono gli ambienti anabattisti, che propongono comunità cristiane senza rapporto con la società.

Tutte queste posizioni culturali e teologiche sono da Calvino valutate e confutate, spesso in modo efficace, anche se a volte con una passionalità eccessiva.

Forse i più efficaci sono i saggi a carattere popolare contro l’astrologia e il culto delle reliquie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8    I PROCESSI

 

Non meno forte è l’opposizione che Calvino incontra in campo religioso, non solo da parte del cattolicesimo romano ma negli stessi ambienti evangelici. La dottrina della predestinazione in particolare suscita polemiche: il medico Gerolamo Bolsec, che la critica, è processato e bandito dalla città.

 

Grande eco ha il processo di Michele Serveto, intellettuale spagnolo di grande prestigio, le cui posizioni razionaliste suscitano scandalo nell’Europa del tempo. Evaso dalle carceri dell’Inquisizione, che lo aveva condannato a morte, si rifugia a Ginevra. Arrestato e processato, muore sul rogo nel dicembre del 1553.

Michele Serveto ( 1511 - 1553 ), giurista, teologo, medico aragonese
Michele Serveto ( 1511 - 1553 ), giurista, teologo, medico aragonese
Serveto ribadisce che «non una sola parola si trova in tutta la Scrittura né riguardo alla Trinità, né sulle persone, né sull'essenza, né sull'unità della sostanza e della natura dei vari esseri divini».[
Serveto ribadisce che «non una sola parola si trova in tutta la Scrittura né riguardo alla Trinità, né sulle persone, né sull'essenza, né sull'unità della sostanza e della natura dei vari esseri divini».[

Vicenda tragica la sua, di cui si vuole attribuire la responsabilità a Calvino; egli in realtà è vittima non di un tiranno spietato ma della cristianità del suo tempo. Serveto è condannato da Ginevra, il cui codice penale prevede, come quelli di tutti gli Stati allora, la pena di morte per l’ateo, e tale deve considerarsi secondo la legge del tempo, in quanto nega i dogmi fondamentali della trinità e della divinità di Gesù.

Ginevra. Cippo in memoria di Michele Serveto
Ginevra. Cippo in memoria di Michele Serveto

 

 

9        CALVINO E L’ITALIA

 

I rapporti di Calvino con l’Italia sono difficili. La sua visita a Ferrara lascia in lui un’immagine negativa della società italiana, che le polemiche successive con molti intellettuali non migliorano.

Si comprende che la penisola, sotto il dominio politico della Spagna e religioso, dell’Inquisizione, non è terreno favorevole ad una penetrazione della teologia riformata.

Tuttavia, fino a metà secolo, l’italiano è la lingua in cui sono tradotte il maggior numero di opere sue, oltre all’Istituzione [ 1 ] ad opera del Paschall nel 1557. Singolare è il caso della Pia esposizione …. di Antonio Brucioli, stampata come opera sua e in realtà raccolta di testi del riformatore.

Gli unici territori in cui la Riforma ha seguito sono quelli di presenza valdese: Calabria e Piemonte; qui i predicatori formati a Ginevra organizzano comunità cristiane sul modello calvinista. Distrutte le prime nel 1561 [ 2 ] , resistono solo quelle dell’area delle attuali Valli valdesi, unica presenza riformata in Italia.

 

Guardia Piemontese ( Calabria )
Guardia Piemontese ( Calabria )

[1 ] Institutione della religion christiana di messer Giouanni Caluino, in volgare italiano tradotta per Giulio Cesare Paschali, In Ginevra, appresso Iacopo Burgese, Antonio Dauodeo, & Francesco Iacchi, compagni, 1557

 

 

[ 2 ] La strage dei Valdesi di Calabria fu perpetrata dalla fine di maggio al giugno del 1561. Popolazioni di religione valdese, provenienti dalle valli piemontesi insediatesi in Calabria dal XIII secolo, vissero indisturbate fino al XVI secolo, quando iniziarono a professare apertamente la loro fede riformata. Sottoposte dall'Inquisizione a persecuzioni e a un regime di controllo repressivo, si ribellarono provocando l'intervento delle truppe spagnole del Vicereame di Napoli, che fecero migliaia di vittime

 

 

 

10      LUOGHI COMUNI

 

Calvino è senza dubbio il personaggio più calunniato della cultura europea.

Tolti i grandi dibattiti di cui è protagonista, la sua esistenza movimentata, la sua vita di uomo, esile e malato, è il riformatore duro e spietato, il tiranno che ha ridotto Ginevra in suo potere.

Questa immagine, che perdura tuttora, è priva di fondamento, perché non tiene conto di due fatti: la realtà storica e il carattere di Ginevra.

Egli vive in un mondo culturalmente lontanissimo dal nostro, in cui la religione è tutto, si bruciano le streghe, la verità è assoluta, il dialogo è segno di debolezza, la tolleranza un difetto. Di quel tempo e di quella mentalità egli è il figlio, così come i sovrani e gli inquisitori suoi contemporanei.

Sono così anche i ginevrini: troppo fieri della loro libertà per essere succubi di un francese assunto come funzionario, sanno utilizzare le sue capacità e le sue conoscenze, perché solo proiettandosi con lui sulla scena europea possono salvaguardare la loro indipendenza.

 

 

 

11    L’EREDITÀ

 

L’eredità di Calvino è essenzialmente religiosa ma non è minore quella culturale, anche se indiretta. Laico, studioso dei classici, esperto di diritto, sa comprendere meglio di altri le esigenze della società che sta nascendo. Restaura la chiesa primitiva ma apre al futuro con il suo concetto di vocazione.

Se infatti Dio assegna non solo ai religiosi ma ad ogni cristiano un compito nel mondo, l’identità dell’uomo sta nella sua azione.

Questo significa in campo economico dignità del lavoro, inteso non come condanna ma missione, valore positivo dell’attività imprenditoriale.

Il candeliere: i riformatori riuniti attorno al tavolo rischiarati dalla luce della Parola di Dio. Al centro Lutero e Calvino
Il candeliere: i riformatori riuniti attorno al tavolo rischiarati dalla luce della Parola di Dio. Al centro Lutero e Calvino

In campo sociale: progetto di una società strutturata in modo solidale e non gerarchica.

In campo psicologico: responsabilità dell’individuo; ognuno risponde in coscienza a Dio della propria vocazione.

In campo politico: una società in cui chiesa e stato siano indipendenti ed autonomi, strutturata in modo che gli individui siano cittadini responsabili (organizzazione assembleare) e non sudditi di un potere paternalista.

Ginevra 1559. Questa è la definitiva e quarta edizione del compendio di teologia riformata scritto da Giovanni Calvino. La prima edizione era stata pubblicata nel 1536.
Ginevra 1559. Questa è la definitiva e quarta edizione del compendio di teologia riformata scritto da Giovanni Calvino. La prima edizione era stata pubblicata nel 1536.

 

 

 

 

Queste brevi note sono tratte da “Guida alla mostra” GIOVANNI CALVINO ( 1509-1564) UN PROGETTO DI SOCIETA’.

La mostra è stata realizzata a cura della Fondazione Centro Culturale Valdese.

Il testo è stato redatto dal past. Giorgio Tourn.

 

 

 

 

 

2017-11-19