Un Manuale per la gestione dei conflitti

 

Catania 16 Marzo 2018. Marinetta Cannito ( a sx ) durante la presentazione del suo libro " La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.
Catania 16 Marzo 2018. Marinetta Cannito ( a sx ) durante la presentazione del suo libro " La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.

“vedere il conflitto non nella sua accezione negativa ma

come opportunità per riequilibrare i rapporti”

A cura dell’associazione “Prof. S. Navarria”, delle chiese battista e valdese di Catania, della Comunità dell’Arca, giorno 16 marzo 2018 presso la biblioteca “Navarria – Crifò di Catania” si è svolto un incontro con Marinetta Cannito Hjort autrice del libro “La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.

Ha moderato l’incontro Silvia Rapisarda, pastora delle chiese B V di Catania. Presenti, oltre all’autrice anche il sociologo Enzo Sanfilippo membro della “Fraternità delle tre finestre di Belpasso (CT)” ( una comunità interreligiosa che si occupa di Pace e Non violenza con la quale la Cannito collabora sin dal 2005).

Sia la pastora che il sociologo, ad inizio della seduta, hanno fornito ai presenti il profilo accademico e professionale dell’autrice e una breve ma incisiva introduzione al libro, frutto di una sua decennale esperienza. “Per certi versi” – ha dichiarato la pastora – “il libro, già dall’inizio, ci può confortare poiché ci parla del conflitto definendolo nella sua realtà ambivalente: come crisi che può non essere solo contrasto ma può essere trasformazione e inizio di un nuovo cammino e nuove visioni….questo punto di vista ci conforta perché il conflitto fa parte della nostra esistenza…per contro la ricchezza di questo testo ci mette in crisi poiché mostra – con grande umiltà e competenza - quanto noi siamo impreparati/e e ignoranti rispetto a una modalità positiva di vivere i conflitti, cioè quella che nel libro viene definita la «fase giusta»”.

Pertanto – e qui sia la pastora che il sociologo hanno concordato – il libro si può definire un manuale di alfabetizzazione nel quale l’aspetto pratico / operativo e quello teorico si bilanciano perfettamente. Quindi un manuale che può essere utile a chi vuole avvicinarsi al ruolo di formatore / formatrice nella trasformazione dei conflitti. Certo un testo chiaro ma anche complesso, dove si presentano parole chiave che vanno spiegate e metodologie innovative che vanno studiate e approfondite.

Catania 16 marzo 2018. Presentazione del libro "La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.
Catania 16 marzo 2018. Presentazione del libro "La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.

La Cannito – chiamata a fornire le principali coordinate – ha spiegato la genesi del paradigma centrale di cui tratta nel suo volume: siamo negli anni ’80, il prof. John Paul Lederach ( un docente, mennonita, già professore della Cannito ) della Eastern Mennonite University si trova in un paese dell’America Centrale per tenere dei seminari sulla risoluzione dei conflitti; proprio in quegli anni nei paesi dell’America centrale sono in atto dei gravi conflitti sociali; ebbene il prof. Lederach - sulla base delle esplicite richieste di quanti frequentavano i suoi seminari – si rende conto che il suo approccio ai problemi della risoluzione dei conflitti è completamente sbagliato.

 

Infatti i frequentatori dei suoi seminari non volevano – in riferimento ai conflitti sociali in atto - soluzioni a breve termine: non accettano lo “status quo”, desiderano invece cambiamenti risolutivi che portino alla pace sociale estinguendo le cause dei conflitti.

Sulla base di questa richiesta, proveniente dal “basso”, Lederach cominciò a fare una profonda revisione dei suoi paradigmi. Aiutato in questa revisione dalla eredità di pace dei mennoniti progressivamente maturò in lui il convincimento che un conflitto trova la sua risoluzione – quindi si perviene alla GIUSTA PACE – solo quando aumenta la GIUSTIZIA sociale, cioè quando i rapporti e le relazioni fra le persone tengono in considerazione i bisogni e i diritti di ogni individuo. La PACE quindi non è il problema: l’ottica si sposta dal problema immediato alle cause che lo hanno generato.

E quindi si va al passato, cioè agli schemi relazionali, perché il conflitto nasce nei rapporti, non nasce in una cosa concreta. Perciò il conflitto è un sintomo di una patologia nei rapporti fra gli individui, fra i gruppi sociali. E cosa non va in genere ? Quali sono le cause che in genere che creano conflitti ? la risposta – fornita dalla Cannito - è semplice: il potere e/o l’identità ! Quindi è necessario giungere a una loro ridefinizione. Realizzando concretamente questa ridefinizione il conflitto perde la sua accezione negativa ma ne acquista una positiva, poiché diventa opportunità per riequilibrare i rapporti.

Ovviamente ogni conflitto ( fra individui, nelle famiglie, nelle chiese, nelle associazioni, nei gruppi sociali, .. ) va, da chi fosse preposto alla sua risoluzione, prima analizzato e poi studiato onde individuare delle exit strategie che conducano a una efficace trasformazione.

Quindi POTERE e IDENTITÀ sono le cause: i conflitti, anche quelli interpersonali, vanno analizzati per poter essere trasformati.

Catania 16 Marzo 2018. Marinetta Cannito Hjort presenta- presso la biblioteca "Navarria - Crifò" il suo libro "La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.
Catania 16 Marzo 2018. Marinetta Cannito Hjort presenta- presso la biblioteca "Navarria - Crifò" il suo libro "La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.

La Cannito, a tal riguardo, ha fatto l’esempio della febbre. La febbre non è la malattia: è il sintomo! Se abbassiamo la temperatura non abbiamo risolto il problema. La febbre però è una spia positiva dell’esistenza della malattia. Così è il conflitto: il conflitto porta alla luce qualche cosa che deve essere curata.

La Cannito sollecitata dalle domande poste dai presenti ha fornito ulteriori preziose spiegazioni ( aspetto operativo, efficacia e limiti degli interventi, metodologie e quant’altro) del paradigma illustrato nel suo volume.

La trasformazione dei conflitti e la giustizia riparativa sono due approcci all’interno dello stesso paradigma: pensano ai rapporti come guarigione, tendono a una guarigione dei rapporti. Voler aumentare la giustizia nei rapporti è alla fin fine un guarire i rapporti che hanno la patologia dello squilibrio di potere ( qualora sia il potere la causa del conflitto).

La Cannito ha voluto soffermarsi proprio sulla questione del «potere»: “vorrei parlare un attimo del «potere». Qual è la ridefinizione del «potere» che viene fornita dalla trasformazione dei conflitti? Quando noi parliamo del «potere», noi a cosa pensiamo in genere? Noi pensiamo alla possibilità di «comandare uno sull’altro». Quindi «potere su». Questo è in genere l’accezione di potere.

La trasformazione dei conflitti afferma che la visione della «giusta pace» si ha se si capisce e si comprende ( è una nuova visione ) il «potere» come una forza individuale capace di trasformazione. Ciò che c’è di rivoluzionario è che NOI abbiamo il POTERE di cambiare, la CAPACITA’ di cambiare. Questa realtà non è una cosa che si sono inventati coloro che si occupano dei trasformazione dei conflitti: è una realtà oggettiva, è una delle possibilità del POTERE. Quindi noi abbiamo CAPACITA’ di fare qualche cosa, CAPACITA’ di trasformare”.

Ma l’altra accezione importante del «potere», e che molte volte non viene presa in considerazione” – spiega la Cannito – “è il POTERE RELAZIONALE. Io posso cambiare: se cambio me stessa/o, ho la capacità di cambiare insieme a te. Insieme perché siamo interdipendenti, volenti o nolenti siamo interdipendenti; e se siamo interdipendenti una trasformazione possiamo farla insieme, e dobbiamo farla insieme.

 

Qui c’è proprio il nucleo della «non violenza», il nucleo anzi della caduta dei dualismi. Cade quel dualismo di opposizione: io contro te; io sono buono tu sei cattivo”.

Catania 16 Marzo 2018. Marinetta Cannito Hjort presenta il suo libro "La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.
Catania 16 Marzo 2018. Marinetta Cannito Hjort presenta il suo libro "La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.

 

Continuando. “Questa è anche della mafia: Giovanni Falcone lo disse «la mafia non è un cancro che tu puoi togliere dal tuo corpo: fa parte di noi. Noi abbiamo   questa parte di noi che è buona, che è cattiva abbiamo dentro di noi questa umanità ambivalente, così come è ambivalente il conflitto». Quindi non c’è uno che contrasta me: questa faticosissima caduta del dualismo ci accompagna a vedere nella non violenza un nuovo modo di vivere. Noi amando il prossimo che è oppresso non possiamo stare tacere e tuttavia siamo invitati – in questa nuova ottica – ad accompagnare colui/colei che fa il male in un percorso di consapevolezza e comprensione del male che sta facendo. È un compito e percorso difficilissimo ma a questo siamo chiamati. A questo ci chiama la trasformazione dei conflitti. Perciò è una risposta di fede: vedere all’interno della persona che sta facendo il male e che ci opprime il volto di Dio”.

A tal riguardo la Cannito ha preso in considerazione i passi della Bibbia dove si parla di Giacobbe. “quando Giacobbe ha lottato contro se stesso ha visto tutta la sua vita, ha rivisto il suo rapporto con suo fratello nemico, il suo rapporto con Dio. Quando ha avuto la sua trasformazione è rimasto segnato, ha iniziato a zoppicare; simbolo della circostanza che questi percorsi sono difficili e ci portano all’umiltà. Dobbiamo essere umili in questi percorsi. Però ci aiutano poi a vedere qualche cosa che non conoscevamo prima: c’è la rivelazione e per questo nella trasformazione dei conflitti si parla del conflitto come LUOGO SACRO. Perché sacro ? Perché se tu, io, noi insieme, ci lasciamo trascinare da questa fede rischiando per qualcosa di positivo, per un rapporto positivo, per strutture di giustizia, per una cultura dell’amore e della pace, della giustizia e della comprensione avremo delle rivelazioni”. 

E che significa rivelazioni ?” non lo so - dichiara la Cannito e, continuando – “È una scoperta ! infatti se io vado con quella persona, accosto quella persona, che cosa succederà ? non lo so, perché sarà una rivelazione! Cioè è un rischio ! Questo è il rischio che dobbiamo correre. Crediamo in questo ? Lo vogliamo fare? La risoluzione dei conflitti implica dei rischi, presuppone una fede, ma richiede anche delle strategie. Da una parte si c’è la fede, ma dall’altra c’è la strategia. Ecco perché io ho voluto mettere le due cose insieme. … infatti pensiamo tante volte che BASTA VOLERSI BENE, che TUTTI SIAMO BUONI, che PENSIAMO BENE, che FACCIAMO MANIFESTAZIONI E POI CAMBIAMO. Assolutamente no! Occorre una strategia; la strategia non dobbiamo lasciarla a quelli che fanno la guerra, la strategia è una cosa seria. La strategia significa, fra le altre cose, capire come e dove possiamo trovare persone, gruppi che possono aiutarci”.

Su questo punto della «strategia» si innesta una sollecitazione da parte della moderatrice: “… appunto la trasformazione dei conflitti non si improvvisa quando si sta dentro il conflitto. Per questo c’è bisogno di mediatori /mediatrici e il paradosso della trasformazione del conflitto è che per quanto noi possiamo essere seriamente accese/i da questo paradigma è necessario che ci sia dialogicità. E che quindi le due parti in conflitto si impegnino a percorrere il conflitto dalla prospettiva della trasformazione. Allora, in questo senso, come si fa?”.

Catania 16 Marzo 2018. Marinetta Cannito Hjort presenta il suo libro "La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.
Catania 16 Marzo 2018. Marinetta Cannito Hjort presenta il suo libro "La trasformazione dei conflitti, un percorso formativo”, edito dalla Claudiana.

 

Marinetta Cannito. “Certo è una domanda plausibilissima e importantissima. Come si fa! Bisogna essere strategici. Nel libro io metto un capitolo che si chiama «approccio a ragnatela»”. È importantissimo l’approccio a ragnatela perché fa capire bene quale e come vedere la strategia e perché, giustamente, chi ha il potere dell’oppressione o del comando non lo vuole cedere”.

Riassumendo quanto detto poi dalla Cannito: quando c’è un conflitto in un gruppo sociale, in una famiglia, in una chiesa, in un’associazione, ecc. esiste una pluralità di soggetti coinvolti o coinvolgibili. Bisogna a questo punto fare una mappa nella quale porre l’universo di questi soggetti: l’esperienza ci dice che questa mappa ha una struttura con strati orizzontali posti a piramide. Esempio: se c’è una situazione conflittuale in un gruppo, uno strato orizzontale è costituito da tutti coloro che hanno lo stesso parere sia da una parte che dall’altra. Uno strato superiore è costituito da coloro che non sono direttamente coinvolti e che sono un poco super partes. Dunque per risolvere il conflitto una condizione necessaria è trovare un/una mediatore/mediatrice fra le persone che stanno nel livello superiore: si tratta di individuare quello che viene chiamato il CHI STRATEGICO, cioè quella/quelle persona/e che hanno una autorità morale rispetto alle parti in conflitto. In tutti i conflitti i chi strategici ci sono sempre, ma bisogna cercarli con l’aiuto di tutte le persone coinvolte nel conflitto. Il termine "a ragnatela" sorge per l'analogia del Ragno che tesse una tela in maniera strategica per catturare le sue prede.

 

Non sempre magari, quando siamo pronti noi, le persone coinvolte nel conflitto sono pronte. La dimensione TEMPO è molto importante! Ricordare che non si devono mai forzare le riconciliazioni, mai forzare gli incontri, però si possono creare spazi di incontro, spazi di dialogo in cui questi percorsi possono essere fatti.

La Cannito a questo punto fa una digressione dichiarando che, a monte, la trasformazione dei conflitti si pone due domande:

1) Cosa vuoi trasformare ? ed ecco allora fai una analisi accurata

2) Cosa vuoi costruire?

Queste due cose vanno sempre insieme!

 

Purtroppo la circostanza di dover concludere l’incontro entro una certa ora ( causa orario del volo per Roma ) non ha permesso di esplicitare con chiarezza e in maniera esaustiva questa parte della relazione.

 

È stato comunque concesso un breve spazio per le eventuali domande da parte del pubblico.

 

La Cannito sollecitata dalle domande poste dai presenti ha fornito ulteriori preziose spiegazioni ( aspetto operativo, efficacia e limiti degli interventi, metodologie e quant’altro) di quanto esposto nel suo volume.

 

Peer quanto omesso si rimanda al volume descritto del quale se ne incoraggia la lettura, lo studio e - ove occorra - la messa in pratica.

  

2018 - 04 - 21

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