STORIA DELLA CHIESA BATTISTA DI CATANIA V. CAPUANA

1932 - 1947 

 

Abstract:

la chiesa ebbe i suoi inizi, come comunità domestica e come costola della chiesa pentecostale di v. Juvara, nel 1932. Erano anni nei quali non c'era libertà di culto per nuovi gruppi religiosi. Alla ricerca di una sua identità e di un soccorso dai veti del potere politico la comunità aderì all'Opera Battista. Questa circostanza le permise di trovare un locale di culto ( v. Capuana 14 ) e anche un pastore autorizzato: Paolo Varone. Dal 1935, sotto la guida del pastore Varone la comunità visse - fedele al Signore - gli anni della dittatura e della guerra. A Varone succedette, nel 1943/1944, il pastore Paolo Sanfilippo. Al pastore Sanfilippo succedette nel 1947 il pastore Oreste Ciambellotti.

1 Gli inizi: una comunità domestica.

La chiesa battista di Catania cominciò a prendere forma negli anni che vanno dal 1932 al 1935, ad opera di un gruppo di pentecostali provenienti dalla chiesa di via Juvara.

Quelli erano anni segnati dalla prepotenza di un clero cattolico ottuso e arroccato su posizioni di potere esclusivo, spalleggiato dal fascismo con cui, nel 1929, lo Stato del Vaticano aveva concluso i Patti Lateranensi.

Il fascismo ebbe un comportamento doppio: se con la legge sui culti ammessi ( legge n. 1159 del 24/06/1029 ) affermava all'art. 1 che "l'esercizio, anche pubblico di tali culti ( cioè i culti ammessi ) è libero", dall'altro, a livello locale e burocratico poneva ogni sorta di ostacolo all'esercizio dei culti evangelici. Infatti le riunioni di culto presiedute da un pastore non autorizzato, considerate "culti non ammessi", rischiavano di essere interrotte dalla forza pubblica, spesso aizzata dal parroco di turno. Molti evangelici, per questo motivo, finirono in prigione con l'accusa di "adunata sediziosa", contraria all'ordine pubblico e pericolosa per l'integrità della nazione.

 

Sotto mira furono in particolare i pentecostali, accusati di essere agenti delle potenze anglosassoni, di essere instabili psicologicamente a causa del loro "parlare in lingue".

La Circolare Buffarini Guidi del 1935 li definì "nocivi" per l'integrità fisica e psichica della "razza" e ordinò lo scioglimento e la chiusura dei locali di culto pentecostali ed evangelici non autorizzati.

I membri delle chiese pentecostali seppero resistere agli attacchi del governo e non mancarono pure tributi di sangue ( sia Fidardo De Simoni, fucilato alle Fosse Ardeatine, sia Antonio Brunetti, morto a Mathausen, subirono questa sorte a causa della loro professione di fede ).

 

Tuttavia, se il nemico esterno non riesce a dividere quanti sono fermi nella loro perseveranza, la divisione spesso avviene per motivi interni, piccoli o grandi, futili o seri, come poi possono apparire a distanza di anni.

 

È così che un piccolo gruppo di pentecostali si staccò dalla chiesa principale ( quella di v. Juvara ) e cominciò a riunirsi qua e là nelle case, con riunioni "semi clandestine", spesso interrotte dalla forza pubblica, con privazione della libertà e imprigionamenti di alcuni fratelli. Sfidavano i divieti cattolico - fascisti e ricercavano nella preghiera e nello studio della Scrittura quella libertà dalle "autorità" umane e quella fedeltà a cui mirano le persone afferrate dal messaggio dell'Evangelo.

Difficile, stabilire oggi, se provassero sin da subito il desiderio di costituire una chiesa o non piuttosto quello dell'autonomia e dell'indipendenza, nel confrontarsi con l'Evangelo, tipica degli evangelici indipendenti e dei battisti delle origini.

Sappiamo che Pasquale Corrado, noto per la sua invalidità fisica, ospitò il primo gruppo in casa sua, in via Cordai, nel quartiere di San Cristoforo. Lo stesso quartiere dove era situata la chiesa da cui provenivano tutti i componenti del gruppo: si trattava di persone di umili condizioni, operai, artigiani.

Il robusto Antonino Bara, dalla voce possente e rauca, tipica di certi banditori del quartiere San Cristoforo, era costruttore di sedie e abitava in piazza Federico di Svevia ( per i catanesi più nota come "piazza Castello Ursino"), non lontano da via Cordai e a pochi passi da via Naumachia, dove trovasi il tempio valdese.

 

Due figli di Bara, Pasqualina ( Lina, di 7/8 anni ) e Primo ( di circa 16 anni ), non mancavano di partecipare alle riunioni, assieme alla madre, Francesca Musumeci. Tra gli animatori di questo primo gruppo si ricordano anche: Giuseppe ( Pippo ) Nania, che scriveva con bella grafia svolazzante; Mario Grasso ; Corrado Nastasi; Salvatore Caponetto; la numerosa famiglia Moschella; le famiglie Blanco e Montegrande. Questi fratelli continueranno a svolgere il ruolo di "colonne di chiesa", ora come diaconi, oar come anziani; tanto in una gestione collegiale, quanto in presenza di pastori titolari.

 

2 Alla ricerca di un locale di culto e di un "soccorso".

A questo primo nucleo di fratelli e sorelle che davano vita a una "chiesa domestica" o, come diremmo oggi, "cellula", si aggregò Alfio Sgroi: uomo corpulento, con un passato da frate e ora sposato.

Aveva frequentato per breve tempo un nucleo evangelico, ricordato nelle memorie come "chiesa dei fratelli",che si riuniva in un piccolo locale in fondo a v. Vittorio Emanuele, lato mare.

Sgroi si lascia ricordare come una persona piena di iniziative e di capacità organizzativa. Per aggirare gli ostacoli frapposti alla libertà di riunione e di culto, Sgroi prese contatto con la "Chiesa Apostolica", guidata dai pastori Evans e Del Rosso, con l'intento di ottenere una copertura giuridica per il suo ministero e per la testimonianza della chiesa. Prese in affitto un locale in via Stella Polare ( zona Plaia ), nel quartiere "Angelo Custode", non lontano da quella di via Cordai e piazza Federico di Svevia, dove abitavano già alcuni fratelli e sorelle della nascente chiesa.

Con tutta evidenza Sgroi non riuscì a portare a termine il suo piano di collaborazione con la Chiesa Apostolica, né venne assunto come pastore di quella Chiesa.

 

Chiuso il locale di via Stella Polare, Sgroi e gli anziani del gruppo si misero in cerca di locale per il culto. È sorprendente come non si sia messa in atto una condivisione dei locali del Tempio Valdese di via Naumachia che pure era lì, a portata di mano, nel quartiere in cui gravitavano vari animatori della comunità.

Vi fu, invero, per un breve tempo, una collaborazione a livello di scuola domenicale, frequentata dalla giovane Lina Bara. Per il resto, considerazioni caratteriali, dottrinali, ecclesiologiche ed di opportunità politica avranno consigliato i protagonisti del tempo a muoversi in modo autonomo.

In cerca di un locale di culto in proprio, Sgroi e gli altri si orientarono verso il centro della città e ne trovarono, prima, uno in via De Felice e, poi, un altro in via Grotte Bianche: purtroppo senza successo a causa della discriminazione messa in atto contro gli evangelici.

 

Si ricordano i continui traslochi di sedie, pulpito, bibbie, innari a cui i fratelli e le sorelle dovevano sobbarcarsi per traslocare in nuovi locali, spesso case private. È a questo punto che, con tutta evidenza, gli occhi di Sgroi e degli altri anziani si appuntano, in cerca di soccorso, nella direzione dell'Opera Cristiana Evangelica Battista d'Italia.

 

3 il locale di culto di via Capuana 14.

Giuseppe Gagliano, di professione sarto, in una cronaca pubblicata su il "Il Testimonio" dell'ottobre - novembre 1935, ci offre un resoconto dettagliato delle attività svolte a cavallo tra il 1934 e il 1935. Da questa cronaca si evince che nel 1934, con il contributo fattivo dell'Opera Cristiana Evangelica Battista d'Italia, venne preso in affitto il locale di v. Capuana 14.

L'anno 1934 fu quindi fondamentale, poiché la comunità sorta negli anni precedenti trovò un suo assetto stabile: un suo definitivo locale di culto e, inoltre, l'appartenenza a una istituzione religiosa, l'Opera Cristiana Evangelica Battista d'Italia, riconosciuta dallo Stato.

Le testimonianze sono concordi nell'attestare che la serietà e la solvibilità dell' Opera Cristiana Evangelica Battista d'Italia sono state condizioni indispensabili per vincere le remore dei sig.ri Caponnetto, proprietari dell'immobile di v. Capuana, che verrà usato come luogo di culto e, anni dopo, acquistato insieme all'annesso appartamento pastorale.

Scriveva Giuseppe Gagliano: "dal giorno che la nostra opera è stata accettata a fare parte dell'Opera Battista [ abbreviamo la lunga dicitura "'Opera Cristiana Evangelica Battista d'Italia" ] abbiamo notato una nuova ondata di zelo da parte di tutti i fratelli". ( .... ) " questi, che da prima si sentivano incerti sul destino della nostra comunità, si sono ora rinvigoriti, ringraziando il Signore che ha esaudito  le nostre preghiere".

Si comprende bene che, dopo quasi tre anni di "peregrinare" tra locali di culto provvisori e rapporti ecclesiastici indefiniti, adesso che il rapporto con l'Opera Battista si era concretizzato, specialmente con il nuovo locale di culto, si respirava aria nuova e ci si sentiva confortati, avendo stabilito rapporti allargati a livello nazionale e tutelati dal punto di vista giuridico nei confronti delle autorità locali. Ora le riunioni erano frequentate da circa cinquanta persone e i culti si svolgevano con regolarità, compresa la celebrazione della Cena del Signore e battesimi. Rosa e Ninfa Montegrande e Salvatore Costanzo furono battezzati alla Plaja nel giorno di Pasqua, davanti a un folto pubblico. Alfio Sgroi continuava a esercitare un ruolo centrale, in «funzione di pastore», sebbene non disponesse di alcuna autorizzazione da fare valere nei confronti delle autorità esterne. É lui che predicava, lui che presiedeva la Cena del Signore, lui che presentava i bambini al Signore, lui che battezzava.

Sul finire del 1934 Sgroi battezzò Orazio Zappalà ( suo futuro cognato), Gaetano Ventrice, Natale Costanzo.

Il 15 agosto del 1934 Sgroi celebrò il matrimonio tra sua sorella Antonietta e Orazio Zappalà. Non essendo autorizzato a celebrare matrimoni con valore civile, Sgroi assolse al solo compito di presiedere l'aspetto religioso del matrimonio: l'aspetto civile fu assolto dal pastore Giovanni Berio, che venne appositamente da Lentini. Ci viene detto ( "Il Testimonio" di Ottobre - Novembre 1935, pag. 147 ) che il pastore Berio ebbe anche da fare un "pellegrinaggio" a Catania per farsi riconoscere come ministro di culto "dagli impiegati dei competenti uffizi" e che le sue buone ragioni vennero accolte "dall'illustre Sig. podestà" scomodato in giorno di "sabato fascista".

 

 

Di Alfio Sgroi, nella cronaca sopra citata Gagliano scriveva "ringraziamo il fratello sig. Alfio Sgroi per il lavoro svolto a favore della nostra comunità durante l'assenza del nostro pastore. La nostra comunità deve al detto la sua esistenza. Essa può dirsi una sua creatura, o meglio un fiore da lui offerto al Signore che lo ha fatto crescere".

 

4 Paolo Varone, il primo pastore "autorizzato".

In quest'ultimo passaggio si legge "durante l'assenza del nostro pastore". Non si tratta di una sostituzione pastorale in presenza di un pastore momentaneamente assente. Si tratta più precisamente del ministero di Sgroi, quando ancora la comunità non aveva un pastore titolare assegnato dall'Opera Battista.

Sembra che nonostante gli apprezzamenti rivolti a Sgroi, la comunità avesse pregato per avere un pastore "autorizzato", un pastore in grado di difendere la comunità "dai nemici dell'evangelo" intenzionati a farla sbandare "perché isolata e senza pastore".

La comunità, dunque, accoglie come un'ottima notizia quella che il presidente dell'Opera Battista, past. Ignazio Rivera, in occasione della sua visita a Catania ( 11 Giugno 1935 ), venne a portare nell'annunciare il provvedimento preso dal Comitato Direttivo. Si scrisse: "Il Signore ci ha concesso quanto speravamo. Il pastore l'abbiamo avuto nella persona del Sig. Paolo Varone".

In effetti il past. Varone, assieme alla giovane moglie, Giustina, giunse da La Spezia ( dove risiedeva ) a Catania l'8 settembre del 1935.

 

Finito il fascismo, il clima si era rasserenato e gli antifascisti non avevano bisogno di coperture, fossero anche quelle ecclesiastiche. Paolo Varone, infatti, era un militante del PSI e un antifascista convinto. Il ruolo di pastore lo aveva protetto da persecuzioni evidenti. Tuttavia, anche durante il suo ministero, egli non faceva nulla per dissimulare il suo antifascismo. Teneva riunioni "segrete" di antifascisti e dal pulpito tuonava: "Mussolini ha commesso tanti peccati che nemmeno Cristo in croce potrà toglierli" !

Il suo pensiero era certamente in linea con il suo antifascismo ma, teologicamente, inconciliabili con la potenza del sacrificio di Cristo per tutti i peccati.

Con questi presupposti culturali la sua predicazione non risultava particolarmente evangelistica e il suo ministero si espose a qualche critica, specialmente in un clima di pietismo stile ottocento e in un contesto inquinato dal fascismo, in cui religione e politica dovevano stare nettamente separati e in cui si guardava con sospetto la militanza politica delle persone di chiesa.

 

Quelli erano tempi troppo lontani dal '68, in cui si è capito che fede e impegno politico  possono andare assieme. Erano tempi lontani anche perché una scelta di sinistra mal si conciliava con la politica degli Alleati. Nel contesto della liberazione dal giogo fascista, e di un paese rinnovato e riconciliato, Paolo Varone venne sollevato dall'incarico di pastore presso le chiese dell'Opera Battista.

  

Non c'è assoluta certezza sulla data nella quale il pastore Varone cessò il suo ministero a Catania: secondo quanto scritto in un registro di chiesa la data dovrebbe essere maggio 1944, tuttavia testimonianze orali accuratamente trascritte danno invece la data del settembre 1943. Secondo queste testimonianze orali la chiesa rimase sede vacante fino al ( maggio ? ) 1944.

 

 

5 La chiesa negli anni del pastorato di Paolo Varone.

Il ministero di Paolo Varone a Catania si lascia ricordare anche per un clima di entusiasmo che animava i fratelli e le sorelle della comunità. Si ricordano culti e riunioni di preghiera ben frequentati. Gli studi biblici vedevano presenze assidue. Prendevano corpo anche riunioni di canto, sotto la guida della pianista Carmela Grimaldi, valorizzando l'armonium da poco preso "tolto" in affitto.

Già nel novembre del 1936 Paolo Varone celebrò il matrimonio con effetti civili tra Carmelo Currò e Giuseppina D'Agata. Nel luglio del 1937, dopo più di un anno dall'inizio del suo ministero a Catania, Paolo Varone battezzò Salvatore Licciardello e Antonio Mingrino. Lo stesso anno presentò al Signore vari bambini ( figli di Currò, Bara, Maria Miraglia ). Celebrò pure il matrimonio, con effetti civili, di Carmela La Rosa con Angelo Catania.

Il 16 aprile del 1936, nella spiaggia della plaja, battezzò Mario Giorgiano Costa, Maria Amore, Giuseppina Guzzetta, Maria Longo, Vita La Rosa; il 23 aprile presentò al Signore Agostina Comito, Antonino Scandurra, Mildia Miraglia. Nel giugno del 1939 battezzò, sempre nella spiaggia della plaja, Alfio Camilleri, Rosa Comiso, Grazia Currò, Ettore Patanè. Il 26 settembre 1939, battezzò Giuseppe Moscati. Verso la fine del 1939, in assenza del pastore, il fratello Salvatore Caponnetto presenterà al Signore il figlioletto di Carmela Scandurra. L'elenco dei nomi delle persone che sono state battezzate da Paolo Varone comprende anche - come da sua propria testimonianza - Salvatrice Chines.

 

Sempre durante gli anni del ministero di Paolo Varone, la comunità conobbe momenti significativi di collaborazione con ambienti allargati. Giustina Varone, presidente dell'Unione Femminile, nel 1936 partecipò al Congresso Nazionale dell'U.F.M.B. ( Unione Femminile Missionaria Battista ).

Nel 1937 fecero visita alla chiesa i coniugi Wittinghill. Sempre nel 1937 si registra una collaborazione con la chiesa battista di Lentini, specialmente durante la malattia del past. Giovanni Berio.

Nel 1939 si registra la predicazione in via Capuana di alcuni pastori valdesi ( Eugenio Revel, Davide Cielo, ... ) di passaggio per Catania e la visita del past. Manfredi Ronchi, di passaggio a Catania a causa dell'insediamento del past. Sanfilippo a Floridia. Varie attività si svolgevano pure presso la sede della A.C.D.G. ( Associazione Cristiana Delle Giovani ), oggi YWCA per conferenze relative alle attività della scuola domenicale.

 

Varone non fece mancare preziosi resoconti pubblicati su "Il Testimonio". Con la sua conduzione la chiesa si strutturò secondo l'ecclesiologia battista in senso proprio. La chiesa - sin dal 1937 - cessò di essere retta da un gruppo di anziani autoconvocati ma iniziò ad essere governata da un Consiglio di Chiesa eletto dall'Assemblea. Nel 1937 infatti furono eletti due diaconi anziani ( Angelo Patanè e Mario Grasso ), due diaconi ( Salvatore Caponnetto e Antonino Bara ), due diaconesse ( Maria Scandurra e Maria Miraglia ), la segretaria della U.F.M.B. ( Giustina Varone ), il cassiere ( Corrado Nastasi ). Con l'assemblea di chiesa del 16 novembre 1939 furono eletti due anziani ( Salvatore Caponnetto e Mario Grasso ), tre diaconi ( Angelo Patanè, Catania e Costa Giorgiano ). Costa Giorgiano con funzione di segretario.

 

Fra i nomi dei membri di questa comunità un rilievo va dato allora giovane Salvatore Caponnetto non soltanto per la sua laurea ( conseguita a 22 anni nel 1937, con il massimo dei voti e la lode, con una tesi su "La Riforma religiosa in Sicilia, secolo XVI ") ma anche per il suo impegno cpme predicatore e collaboratore nel ministero di Varone. Lo ritroviamo a predicare anche a Lentini, a tenere studi biblici, a collaborare nel gettare le basi organizzative della chiesa. Il suo impegno di docenza a Vibo Valentia lo allontanerà dalla comunità durante ogni anno scolastico, ma ogni suo ritorno è salutato con gioia e sarà occasione di ricevere qualcosa dai suoi "doni". Caponneto lascerà preziosi contributi come credente, studioso, docente universitario e come autore, tra l'altro, del volume "La Riforma Protestante nell'Italia del Cinquecento", edito dalla Claudiana nel 1992 con il quale, idealmente, continua la sua tesi di laurea.

 

 

Gli anni del ministero di Varone, nei quali la comunità si struttura, sono attraversati dal secondo conflitto mondiale. Alcuni dei fratelli di chiesa vennero richiamati alle armi e di questi alcuni non fecero più ritorno: tra questi Primo Bara disperso in Russia. Altri fratelli e sorelle furono costretti ad abbandonare la città per sfuggire ai bombardamenti, per le difficoltà di procurarsi il cibo e il lavoro: nei paesi infatti l'affitto delle case era meno oneroso e si era più lontani da obiettivi militari e dai bombardamenti degli inglesi e americani. Lo sconquasso della guerra certamente danneggiò la comunità ma non la distrusse. Nonostante le difficoltà, le riunioni di preghiera, la lettura della Bibbia, la predicazione ( tanto nelle case quanto in chiesa ) continuavano ad alimentare spiritualmente i fratelli e le sorelle della comunità. Le riunioni in chiesa comportavano lunghe camminate per quanti risiedevano nei quartieri più lontani dal centro ( specialmente i quartieri posti alla periferia nord- est, dove abitava la famiglia Chines, e quelli posti ad ovest, dove abitava la famiglia Miraglia ): ma le testimonianze concordano nel ricordare quegli sforzi come il minimo che si potesse fare per lodare il Signore, per coltivare la fede e per dare testimonianza evangelica. 

 

6 la chiesa viene curata dal pastore Paolo Sanfilippo.

Finita la guerra, andato via Varone, la chiesa si ritrovò senza pastore. Venne curata per un certo tempo dagli "anziani": Mario Grasso, Corrado Nastasi, Giuseppe Moscati. Sembrava giunto il momento per Sgroi di riproporsi come pastore, ma il suo tentativo venne frustrato nel 1944 quando l'Opera Battista affidò a Paolo Sanfilippo ( pastore della chiesa di Floridia ) anche la cura del campo di Catania, con decorrenza maggio 1947.

Da Floridia, dove risiedeva e dove esercitava il suo ministero, il pastore Sanfilippo si sobbarcò alla cura della chiesa di Catania collaborato dal giovane Filadelfo Maci della chiesa di Lentini.

Anche se con la fine della guerra i trasporti erano stati ripristinati, non si poteva dire che fossero agevoli: i circa duecento chilometri che il pastore Sanfilippo doveva percorre - fra andata e ritorno - per recarsi da Floridia a Catania rendevano il suo impegno faticoso e oneroso.

Per un certo arco di tempo Sanfilippo si trovò ad essere l'unico pastore battista presente in Sicilia, ma poteva contare sull'aiuto di alcuni giovani: Vincenzo Adorno di Floridia, Filadelfo Maci - come già dichiarato di Lentini, Alfio Sgroi di Catania.

Sanfilippo curava Catania a settimane alterne e con una certa discontinuità; Alfio Sgroi era sempre presente e lo sostituiva nella predicazione in occasione delle sue assenze.

Sanfilippo e Sgroi avevano caratteri e fisicità diametralmente opposte: mite e mingherlino il primo, vulcanico e mastodontico il secondo. Non si può dire che la collaborazione tra loro due fosse la migliore possibile, nonostante evidenti frizioni comunque non si registrò alcuna spaccatura nella comunità.

Evidentemente questa accoglieva il carisma di Sgroi e riconosceva il ministero di Sanfilippo. Quest'ultimo aveva dalla sua una grande cultura, inoltre ( avendo radici mazziniane e repubblicane ) era stato un oppositore del fascismo e del militarismo. Dell'opposizione al militarismo portava i segni nella mancanza della falangina e falangetta dell'indice destro. Le sue letture teologiche e di ricerca storica ci sono preziose ancora oggi per via dei testi pubblicati.

La sua predicazione era efficace, mai avulsa dalla realtà, mai ripetitiva, biblicamente centrata.

 

Il 20 giugno 1945, giorno di Pentecoste, il pastore Sanfilippo tenne un culto in riva al mare e poi procedette al battesimo di Rosa Adolfo, Pasqualina Bara, Nunzia Grasso, Lidia Marcolini, Maria Pappalardo, Giovanni Patruno, Santina Nastasi.

 

7 il pastore Oreste Ciambellotti.

Come già riportato il pastore Sanfilippo aveva la responsabilità di un campo troppo vasto: Floridia, Siracusa, Catania e varie diaspore. Occorreva trovare una soluzione per la chiesa di Catania, con una cura pastorale consolidata e uscendo dalla precarietà della cura assegnata a pastori improvviati, predicatori locali o gestione presbiterale.

Evelina Ciambellotti ( che abitava a Catania, membro di chiesa, monitrice della scuola domenicale ) propose alla chiesa di richiedere il trasferimento del padre, pastore Oreste Ciambellotti, da Barletta a Catania. La chiesa accolse il suggerimento e inoltrò specifica richiesta all'Opera Battista.

Da una cronaca del 1947 di Giuseppe Gagliano apprendiamo che nel maggio 1947 (  giorno di Pentecoste ) il pastore Oreste Ciambellotti presiedette il suo primo culto a Catania nella qualità di pastore titolare.

 

Ora, secondo la cronaca citata, in uno spirito di fraternità, spiritualità, entusiasmo, veniva avviata una "rifondazione" della comunità, con l'approvazione del suo Statuto ( 8 Giugno 1947 ).

N.B.

Quanto contenuto nel documento che precede questa nota deriva dal lavoro di ricerca eseguito dal pastore emerito Salvatore Rapisarda.

Riportiamo la sua introduzione:

"Le note che seguono non hanno alcuna pretesa di completezza storica. Non mi è stato facile reperire materiale d'archivio relativo al periodo storico che mi sono proposto di illustrare. Si tratta, infatti, di un periodo pioneristico nel quale la cronaca degli avvenimenti esulava dalle preoccupazioni principali dei protagonisti. Inoltre, a Catania, non esiste un archivio storico dal quale attingere informazioni pertinenti e l'archivio di Torre Pellice, dove vengono conservati alcuni documenti relativi alle chiese battiste, è alquanto distante da Catania, dove risiedo, anche se non mi è mancata la collaborazione della Dottoressa Sara Rivoira. Le fonti scritte a cui ho potuto fare riferimento sono i pochi articoli di cronaca apparsi sul periodico Il Testimonio, cronache tra l'altro, estremamente succinte e con vistose discontinuità e lacune. Ho integrato le informazioni documentarie mancanti, attingendo alle testimonianze da me raccolte dalla viva voce dei protagonisti del tempo.

 

Dato che faccio parte della chiesa di Catania dal 1964 e ne ho assunto la cura pastorale negli anni 1970-1985 e con Reggio C. fino al 1990, ho avuto modo di raccogliere testimonianze di prima mano, fra gli altri, da Giuseppe Nania, Antonino Bara, Giuseppe Moschella, Giacomo Aceto, Giuseppe Aletta, Orazio Zappalà. Ringrazio, inoltre, Salvatore Caserta per aver messo a mia disposizione le sue ricerche, particolarmente preziose sono le interviste da lui raccolte dalla voce di Pasqualina Bara in Bara e Salvatrice Chines in Paccione".